Giochi

Il gioco di carte del Non t’arrabbiare: un filler da coltelli tra i denti

Par quasi incredibile che da un gioco noioso come il classico Non t’arrabbiare qualcuno sia riuscito a ricavare un filler divertente e spumeggiante come il Mensch Ärgere Dich Nicht – Das Kartenspiel: in altre parole, il gioco di carte del Non t’arrabbiare, pubblicato dalla Schmidt nel 2014.
Il miracolo è riuscito a Wolfgang Kramer e Michael Kiesling, già noti per giochi di cubetti come El Grande, I principi di Firenze, Tikal, I palazzi di Carrara e simili: e, sebbene sia «euro» di ispirazione, il Kartenspiel è in realtà l’esatto contrario dei classici solitari multigiocatore che costituiscono l’essenza dei giochi di scuola germanica. È infatti un campo di battaglia dove l’interazione ed il mutuo sabotaggio regnano sovrani.

Lo scopo del Kartenspiel
Questa versione del Non t’arrabbiare è per un massimo di quattro giocatori: le partite sono molto veloci e non durano mai più di mezz’ora, solitamente attorno alla ventina di minuti. Lo scopo del gioco è raggiungere i trenta punti (in quattro giocatori; di più se si è in meno) ed il solo modo per totalizzarne è terminare una catena di carte, chiusa quando si raggiunge la numero quaranta: ogni carta nella stringa vale un punto, ai quali possono aggiungersi i punti dati da eventuali stelline stampate su alcune carte (ogni stellina vale un punto aggiuntivo). Solitamente è necessario chiudere almeno tre catene per raggiungere o superare la soglia dei trenta punti.
Le stringhe incomplete non valgono nulla.

Lo svolgimento del Kartenspiel
Ad inizio partita vengono disposte in ordine crescente sul tavolo cinquanta carte, numerate dall’uno al quaranta (le carte da uno a dieci sono doppie): ogni giocatore riceve due carte dado – il solito terrore dei giochi germanici per i dadi veri – ed al proprio turno ne gioca una, di cui pesca subito la sostitutiva. Com’è intuibile, le carte dado simulano un tiro di dado e quindi presentano numeri che vanno da uno a sei.
Quando gioca uno di questi «dadi», il giocatore può prendere una carta dal tavolo o, se non c’è, soffiarla ad un altro giocatore: semplicemente, decide se sommare il valore del dado alla carta più alta di una delle sue catene (se ne possono avere al massimo tre aperte contemporaneamente) e, presa la carta corrispondente, la mette accanto a quella; o se iniziare una nuova stringa, nel qual caso può anche giocare entrambi i dadi che ha in mano e prendere la carta corrispondente alla somma dei valori.
Le stringhe sono tenute sul tavolo, visibili – e soprattutto accessibili – a tutti.
Le nuove carte devono essere di valore crescente: pertanto, man mano che ne vengono rubate, la catena vale sempre meno punti. Da qui la necessità di trovare un equilibrio tra il bisogno di progredire velocemente nella serie, avere quante più carte possibile e, soprattutto, arrivare esattamente al numero quaranta: il trentanove, ad esempio, vale ben quattro punti (uno per la carta più tre stelline) ma averlo è un rischio perché, se non si ha già in mano il dado di valore uno o se non lo si pesca rapidamente, si rimane bloccati, destinati ad essere cannibalizzati dagli avversari nel giro di pochi turni.

L’interazione nel Kartenspiel
Proprio la possibilità di rubare carte agli avversari, riducendo quindi i punti di una catena e magari precipitando anche l’avversario indietro di uno o due turni, costituisce la vera forza del gioco, che altrimenti sarebbe il classico blando fillerino di scuola germanica: un buon motore ben oliato con poca sostanza, scarso tema e, soprattutto, zero interazione.
Invece, grazie ai continui furti di carte, nel Kartenspiel l’interazione esiste ed è anche massiccia: raramente si prende una carta dal tavolo se c’è la possibilità di soffiarne un’altra ad un avversario, anche perché il danno provocato da un eventuale uno-due (con la complicità di un secondo giocatore, ovviamente), quando si rubano le due carte più alte di una stessa stringa, significa far retrocedere il derubato anche di una decina di punti nella catena, sollecitandone proteste e lamentele.
E questo è anche il vero punto di contatto tra Kartenspiel ed il suo progenitore: entrambi riescono infatti a risvegliare il lato peggiore dei giocatori, anche se il gioco di carte, molto più veloce, manca completamente di quella sensazione di fastidio che invece accompagna ogni partita dell’originale.
Superfluo dire che il Mensch Ärgere Dich Nicht – Das Kartenspiel è un filler divertente e consigliatissimo, ma solo se i giocatori non sono soliti prendere le partite troppo seriamente ed anzi amano mettersi i pali fra le ruote con una certa crudeltà: se invece il gruppo è più serio, uno di quelli che amano i giochi impegnati per la sfida e l’esercizio mentale che offrono, allora il sanguigno Kartenspiel non è proprio il gioco più adatto alle loro preferenze.