Tutti conoscono «Matrix», «Il tredicesimo piano» e «Dark City», film ormai datati (sono tutti degli anni Novanta, ahimè) che parlano di simulazione della realtà. Ma pochi sanno che questi film sono accomunati anche da un altro elemento: sono tutti debitori nei confronti di «Simulacron 3» (Simulacron-3, 1964), un libro di Daniel F. Galouye che ancora… Continue reading Daniel F. Galouye – Simulacron 3
Tag: Antropologia
Ho fatto del mio meglio per limitare ad una manciata le etichette che coprono gli argomenti di ispirazione umanistica, che sono anche quelli ai quali sono più interessato. Le commento brevemente per guidare il lettore.
– Antropologia: impiego questa etichetta per le storie che parlano anche dell’uomo e tentano di indagare l’umanità, ossia cosa significhi essere umani. Non è necessario che ciò sia l’interesse primario della storia ma è sufficiente che l’intreccio spinga il lettore ad una riflessione. Questa etichetta include quasi tutte le discipline umane, come la piscologia, ma non la sociologia, che è invece coperta dalla prossima.
– Fantascienza sociologica: l’ho isolata dalla precedente perché costituisce un genere a sé, particolarmente vivace tra gli anni Cinquanta e gli anni Settanta, con una coda fino negli anni Ottanta. Solitamente apprezzo la fantascienza sociologica per il suo pessimismo, e per le predizioni involontarie che faceva del futuro, cioè il nostro presente: era nata infatti per mettere in guardia l’uomo dai pericoli del progresso e della modernità ma, come ogni profeta, è stata ampiamente ignorata e denigrata, tanto che oggi viviamo in quel genere di società che, all’epoca, era presentata come l’incubo da evitare ad ogni costo.
– Humanity fuck yeah!: in altre parole, il transumanesimo buono. Rientrano in questa categoria tutte quelle storie in cui l’uomo, con le sue doti fisiche, creative, artistiche e per la sua stessa natura, dimostra di essere il vertice della creazione, e supera od umilia le altre razze, nonostante la sua apparente inferiorità. Come il transumanesimo, vuole il trionfo ed il dominio dell’uomo ma, a differenza di quello, non ambisce al superamento dei limiti umani, men che meno attraverso l’integrazione con la tecnologia.
– Transumanesimo e postumanesimo sono due correnti di pensiero contemporanee che mi spaventano: o meglio, il transumanesimo mi spaventa, non solo perché il suo fine è la disumanizzazione dell’uomo ma anche perché i suoi promotori hanno i mezzi e le determinazione per attuare le loro idee diaboliche; mentre mi limito a guardare con scherno e sufficienza il postumanesimo, che è solo una conseguenza del femminismo imperante e delle altre correnti di pensiero che mirano a eliminare l’uomo dal suo ruolo di centro della creazione. Anche se seguono due diverse direzioni e perseguono due obiettivi opposti, il fine ultimo di entrambe è allontanare l’uomo dalla sua identità e dal suo Creatore, per trasformarlo in una cosa programmabile, priva di identità, autonomia e idee: in questo senso, da ideologie folli sono diventate religioni aggressive.
Si tratta chiaramente di concetti modernissimi, che solo recentemente si sono affacciati sulla narrativa d’evasione: e dal momento che le mie letture e questo blog si fermano a quarant’anni fa difficilmente si possono riscontrare nelle recensioni che pubblico su Libri Pulp.
Tuttavia qua e là se ne può cogliere lo spirito, persino nei vecchi libri, e soprattutto del postumanesimo: tutte le volte cioè in cui l’uomo nuovo che è protagonista della storia – o nasce al termine del racconto – non ambisce tanto a dominare l’ambiente e ad affermare la sua superiorità sul creato ma ad essere in armonia con l’universo, ad entrare in comunione con le altre creature e nell’insieme appare trasformato, arrendevole, deboluccio, deumanizzato; in altre parole, sfigatello. Perciò, come etichetta, faccio uso del postumanesimo in manieta piuttosto libera, ogni volta in cui appaiano concetti come l’irenismo universale, il panteismo, l’armonia col creato o la trasformazione, sempre in negativo, della natura umana e dell’essere uomo, anche nel senso di maschio: è quindi prerogativa di tutto ciò che sa di New Age.
Anche l’etichetta del transumanesimo ha un significato sempre negativo, anche se ne faccio un uso più parsimonioso, perché la visione del transumanesimo è più concreta del postumanesimo e richiede non solo la presenza della tecnologia ma anche il suo utilizzo deliberato, con una motivazione chiara: perciò negli articoli la utilizzo solo per quelle storie in cui ci sia effettivamente una qualche coincidenza tra l’impiego della tecnologia per modificare la natura dell’uomo – e quindi potenziarlo – e la dottrina moderna del superuomo che ambisce ad essere un dio. Quando questo predominio dell’uomo sull’ambiente avviene nei limiti dei normali attributi dell’uomo, e non comporta modificazioni fisiche od ontologiche, allora uso invece l’etichetta Humanity fuck yeah.
Il Transumanesimo ed il postumanesimo condividono alcuni aspetti col cyberpunk.
Per approfondire le scienze umane si vedano anche queste etichette: Distopie, Ecologismo (per l’aspetto ideologico), Fantascienza teologica, Finanza (per l’amoralità, e la sua ricaduta sulla società), Religione, Teatro.
Kurt Vonnegut – Harrison Bergeron
Quando sento parlare di «fantascienza profetica» - o delle profezie della fantascienza - non posso fare a meno di sorridere alla dabbenaggine di chi l’ha detto o scritto: il compito della fantascienza infatti, così come di tutta la narrativa, non è tanto di prevedere il futuro quanto invece di raccontare una bella storia. Se riesce… Continue reading Kurt Vonnegut – Harrison Bergeron
Gordon Dickson – Azzeccagarbugli il piccoletto (Dilbia 3)
Anche se è solo un racconto breve, la terza ed ultima storia di Gordon Dickson ambientata sul pianeta Dilbia mostra finalmente la vera mentalità degli intelligentissimi indigeni: perché questi orsi umanoidi possono anche dare l’impressione di essere così semplici da sguazzare nell’ingenuità ma in realtà sono abilissimi manipolatori, persino degli stessi terrestri, che pure si… Continue reading Gordon Dickson – Azzeccagarbugli il piccoletto (Dilbia 3)
Frederik Pohl – Buon compleanno, caro Gesù
Con «Buon compleanno, caro Gesù» (Good Birthday, Dear Jesus, 1956) Frederik Pohl torna sul suo argomento preferito, la distruzione della società e l’asservimento dell’uomo, reso pure incapace di pensare con la propria testa, ad opera del consumismo e delle multinazionali: e già che c’è aggiunge - lui, comunista in odore di ateismo qual era -… Continue reading Frederik Pohl – Buon compleanno, caro Gesù
Michael Elder – La ragione dei granchi
Nonostante le molte somiglianze, in realtà c’è una certa differenza tra la fantascienza americana e quella inglese: quest’ultima infatti è attenta più alle relazioni tra i personaggi e all’introspezione che all’azione e all’affermazione di sé, alle quali è invece più interessata la fantascienza d’Oltreoceano. Ma su questo concetto intendo tornare tra poco. Per ora mi… Continue reading Michael Elder – La ragione dei granchi
Richard Avery – I Sacrificabili (Sacri 1-4)
Ho già avuto diverse occasioni di elogiare la vecchia fantascienza per il suo coraggio e la sua creatività: non c’era idea che le fosse aliena, non c’era argomento che non tentasse di sviluppare, non c’era strada che non provasse ad esplorare. Non si appoggiava alla sicurezza del «già visto e provato» ma prendeva ogni storia… Continue reading Richard Avery – I Sacrificabili (Sacri 1-4)
I migliori dieci eroi della sword and sorcery
Prese le distanze dalla fantascienza - da certa fantascienza, per la precisione - ultimamente per le mie letture d’evasione mi sono rifugiato nel fantasy: certo fantasy, ossia la sword and sorcery, che ho sempre preferito al noioso high fantasy di ispirazione tolkeniana, con la sua insistenza sul conflitto tra Bene e Male, obbligatoriamente con le… Continue reading I migliori dieci eroi della sword and sorcery
Robert Silverberg – Stranieri dallo spazio
Robert Silverberg è uno di quegli autori che appartengono di diritto ai grandi nomi della fantascienza: ma se lo è diventato significa anche che deve aver scritto molto. Ed infatti una stima approssimativa delle sue opere arriva a sfiorare i duecento libri, incluso un buon numero di pubblicazioni divulgative su storia ed archeologia, più un… Continue reading Robert Silverberg – Stranieri dallo spazio
Frederik Pohl – Gli antimercanti dello spazio
Frederik Pohl era un ottimista: perché credeva che sarebbe bastato mostrare la verità per aprire gli occhi alle masse di «consumatori» e spingerle a ribellarsi ad un sistema disumano dominato dai potenti di turno, che nel caso del romanzo «Gli antimercanti dello spazio» (The Merchants’ War, 1984) sono ancora la pubblicità e le grandi aziende.… Continue reading Frederik Pohl – Gli antimercanti dello spazio
Alan Dean Foster – L’incontro con i Thranx
Le storie a prospettiva inversa sono tanto affascinanti quanto difficili da scrivere, perché presentano insidie quasi ad ogni riga: l’autore deve infatti ricordarsi in continuazione di pensare come il suo personaggio - ossia l’alieno, l’altro - e deve pure farlo in un modo credibile, che in questo caso significa diverso, plausibile e soprattutto coerente. Ecco… Continue reading Alan Dean Foster – L’incontro con i Thranx