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Clark Ashton Smith – Il destino di Antarion

Terzo dei tre collaboratori storici di Weird Tales assieme ad H.P. Lovecraft e Robert E. Howard, Clark Ashton Smith è anche l’unico del trio ad aver superato la mezza età ed aver anzi quasi sfiorato i settant’anni: artista, poeta e narratore, Smith sapeva modellare la parola scritta e, attraverso un vasto impiego di aggettivi sempre appropriati, creare atmosfere al tempo stesso ricche, suggestive e decadenti. Le sue storie infatti si leggono non tanto per la trama, che comunque non è mai irrilevante, quanto soprattutto per le immagini e le sensazioni che questi racconti sanno evocare.
Il suo meglio include un po’ tutta la produzione ambientata in mondi antichi (in pratica fantasy, sia pure eroico, secondo i canoni moderni) ma non solo: tra i suoi cicli più noti infatti compaiono anche l’Averoigne, una regione dalle tinte fosche della Francia rinascimentale, ed un Marte abitato ma decadente, sul modello del Barsoom di Edgar Rice Burroughs e, più tardi, della «Spada di Rhiannon» di Leigh Brackett. Proprio per aiutare i lettori ad approfondire le sue ambientazioni principali e reperire tutti i racconti che le componogono, purtroppo spesso pubblicati in antologie differenti, ho compilato una guida alla lettura e ai cicli di Smith, alla quale rimando.

La fortuna di una biblioteca ben fornita

Per molto tempo in gioventù ho avuto facile accesso ad una ricca raccolta di vecchia fantascienza e fantasy, che includeva anche parecchi volumi dell’ottima collana sui «Miti di Cthulhu» pubblicata negli anni Ottanta dalla Fanucci: tra i molti di questi libri che mi sono passati per le mani ricordo diverse raccolte dei racconti di Smith, divise più o meno per cicli logici, delle quali possiedo ancora i commenti scritti – su carta! – all’epoca, sui quali come al solito mi sono basato per scrivere le poche righe che seguono.

Il destino di Antarion

La prima antologia di questa collana dedicata a Smith è appunto «Il destino di Antarion» (1986), che prende il titolo dal primo dei racconti qui contenuti, a dire il vero non il più felice della raccolta: il titolo di miglior storia dell’antologia spetta invece alla frizzante sword and sorcery del «Furto delle trentanove cinture», che fa parte dei ciclo di Hyperborea, e al «Dio lunare», una storia di fantascienza a sé stante. Sono così avvincenti che li ho scelti per la classifica dei migliori dieci racconti di Smith, dove occupano la quarta e la quinta posizione.
Nell’insieme tuttavia questa raccolta delude ma non completamente: la prosa è valida, magari lenta da un lato, ma solo quel tanto che serve per far assaporare completamente le ambientazioni; e suggestiva dall’altro, ma ancora abbastanza vaga da lasciare spazio alla fantasia ed all’immaginazione del lettore. Ciononostante, siamo ancora ben lontani dai picchi di Zothique, che raccoglie l’ambientazione ed i racconti di gran lunga meglio riusciti del nostro.
Un tratto caratteristico di Smith che già in questa raccolta viene alla luce è l’assoluta imprevedibilità delle trame: il finale delle sue storie è tutt’altro che scontato, molte volte il lieto fine che ci si aspetterebbe viene anzi rovesciato in favore della rovina totale dei protagonisti; in altre, invece, tutto fila esattamente come ci si aspetterebbe, cosa che rende molto cauto il lettore quando comprende che si sta avvicinando alle battute conclusive di una qualsiasi storia.
Confesso di apprezzare questi epiloghi negativi, anche se a volte lasciano con l’amaro in bocca anche me: in primo luogo perché anche nella realtà non sempre le nostre avventure finiscono bene; in secondo, perché a volte l’intervento dell’autore per cavare dai guai i protagonisti è così evidente e brutale da risultare sgradevole e rovinare così l’intera storia; in terzo, perché dimostra una certa maturità dell’autore, che ha il coraggio di far precipitare i suoi personaggi, infischiandosene dei lettori e dei loro sentimenti.

I racconti, in breve

Come sempre, concludo le mie digressioni con brevi riassunti dei racconti contenuti nella raccolta.

– Il destino di Antarion (The Planet of the Dead, 1932)

Un tale, che sta usando un telescopio, si risveglia di colpo nel corpo di un certo Antarion, abitante del pianeta Phandiom, il cui sole si sta spegnendo: quando un mese più tardi il gelo piomba sul mondo uccidendone gli abitanti, Antarion e la sua amata inclusi, il tale si risveglia nel punto e nel momento in cui aveva lasciato la terra. (4)

– Il fabbricante di gronde (The Maker of Gargoyles, 1932)

Prevedibile ma godibile: l’abile artigiano, disprezzato da tutti, crea per la cattedrale due splendide sculture che la notte prendono vita ed uccidono gli abitanti della cittadina, che si trova nell’Averoigne, una regione della Francia rinascimentale. Quando l’uomo se ne rende conto, cerca di distruggerle ma nella lotta con le sculture rianimatesi rimane ucciso anche lui. (6)

– La pianta di Marte (Seedling of Mars, 1931)

Un gruppo di scienziati contemporanei viene «rapito» da un’astronave mandata, si scoprirà, da un’immensa pianta semidivina che ricopre Marte. Questa dà poteri speciali a chi sostiene la sua richiesta di condividere l’acqua della terra col suo pianeta, dove invece l’acqua sta esaurendosi: vede accolte le sue richieste ma così condanna all’estinzione l’umanità e la terra, distrutta dal seme di una pianta eguale. Storia lunga e noiosissima. (3)

– La desolazione di Soom (The Desolation of Soom, s.d.)

L’introduzione di un racconto non scritto: il terribile deserto di Soom uccide solo chi è a conoscenza delle favole che ne parlano. Sarebbe stato bello leggerne il racconto completo, se fosse stato terminato. (6)

– Omicidio nella quarta dimensione (Murder in the Fourth Dimension, 1930)

L’odio di un tale per un altro spinge il primo ad attirare il secondo nella quarta dimensione, della quale ha scoperto la via d’accesso: qui compie il suo delitto ma non riesce a tornare indietro, così rimane bloccato in una specie di limbo nel punto in cui giace il corpo del morto. (6)

– Dio lunare (Master of the Asteroid, 1932)

Un tale, unico superstite di un equipaggio di tre esploratori spaziali, si schianta su un satellite: non può uscire dall’astronave perché il portellone è bloccato ma dalla cabina può assistere alla venerazione che gli abitanti insettoidi del pianeta tributano a lui ed alla nave. Viene infine l’inverno, muoiono tutti gli insettoidi: con la nuova generazione il culto prosegue, finché non appare una specie di nebbia che entra nella nave ed ammazza il tipo: è il vero dio lunare. Scritto in forma di diario.
L’ho incluso al quarto posto della classifica dei migliori dieci racconti di Smith. (6/7)

– La radice di Ampoi (The Root of Ampoi, 1949)

Un naufrago cerca e trova un altopiano malese abitato da donne giganti: ne sposa la regina e trafuga la radice responsabile, riservata alle donne, delle quali provoca la crescita enorme. Scoperto, è bandito: oggi, alto due metri e mezzo, è impiegato come fenomeno da baraccone in un circo. (6)

– I Memnon della notte (The Memnons of the Night, 1937)

Un’altra introduzione ad un racconto che non è stato scritto: è la descrizione delle enormi teste di statue costruite da una razza scomparsa, che suonano al tramonto. (5)

– Il simposio della Gorgone (Symposium of the Gorgon, 1958)

Sotto i fumi dell’alcol, il protagonista si trova nel palazzo di Medusa nel momento in cui Perseo la decapita. Poi, salito in groppa al Pegaso, viene portato su un’isola del Pacifico, dove sopravvive ai cannibali, che poi lo credono un dio. Ironico.
Un altro racconto a tema Medusa, intitolato «La Gorgone», si trova anche in «Xiccarph» e, con un titolo differente («Lo sguardo di pietra») in «Sempre Weird Tales», una delle antologie dedicate al meglio della leggendaria rivista. (5/6)

– Il furto delle trentanove cinture (The Theft of the Thirty-Nine Girdles, 1958)

Bel racconto di sword and sorcery ambientato nel ciclo di Hyperborea sul colpo preferito di un ladro ormai vecchio, che ricorda come riuscì a rubare le cinture dai costumi delle trentanove sacerdotesse vergini di un tempio solo per essere poi tradito dal mago che avrebbe dovuto fonderle in lingotti ma che, in segreto, ha preferito tenersele tutte per sé. Molto bello e gustoso, delicato, al punto che l’ho incluso al quinto posto della classifica dei migliori dieci racconti di Smith. (7)

– Madre dei rospi (Mother of Toads, 1938)

Per conto del suo padrone, un ragazzo svolge una commissione presso una fattucchiera che vive in una palude: questa è nota nella provincia di Averoigne come Madre dei Rospi. Costei riesce ad incantarlo e tenerlo con sé per la notte ma quando l’indomani quegli tenta la fuga, le rane (che si dice rispondano ai comandi della donna) lo sospingono nuovamente alla capanna della fattucchiera. Qui il ragazzo la rifiuta nuovamente e fugge ma le rane lo fanno annegare per impedirgli di abbandonare la palude. (6,5)

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