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Lester Del Rey – L’undicesimo comandamento

Solido nello spunto e nel messaggio che vuole comunicare, «L’undicesimo comandamento» di Lester Del Rey (The Eleventh Commandment, 1962) mescola alcune ottime parti con altre piuttosto lente e noiose ma nell’insieme riesce gradevole: nonostante l’ambientazione tuttavia non si tratta di una storia postapocalittica ma esplora altri concetti, primi tra tutti cosa sia l’umanità e quale sia il suo fine ultimo, con una digressione sul ruolo della religione organizzata, che è uno dei temi cari a Del Rey.

Crescete e moltiplicatevi
Nel ventiduesimo secolo, dopo una guerra atomica scoppiata un paio di secoli prima, tutti sulla terra sono dei mutanti senza saperlo, a causa delle radiazioni assorbite dagli avi e trasmesse da una generazione all’altra. Più che le persone, lo sono i geni: all’esterno infatti gli individui non appaiono diversi dal normale né tantomeno dei mostri. Tuttavia le mutazioni ci sono e sono per lo più recessive, restano cioè nascoste per generazioni e poi saltano fuori all’improvviso, attivate da qualche combinazione particolare o da altri fattori.
Così l’undicesimo comandamento del titolo, ed il fine ultimo della Chiesa Eclettica Universale nata in America all’indomani del disastro atomico (che di fatto è cattolica ma non si ritiene cattolica ed anzi per dimostrarlo rinchiude in un ghetto preti e fedeli di rito romano) è proprio l’invito di Genesi 9 rivolto da Dio a Noè e figli: «Crescete e moltiplicatevi e riempite la terra», che la Chiesa Eclettica considera il «comandamento originale».
E da questa citazione veterotestamentaria si possono ricavare due elementi essenziali: primo, che Del Rey non padroneggiava poi troppo il messaggio biblico, perché queste parole non erano rivolte ad Adamo come scrive («il Comandamento Originale fu dato da Dio Padre all’intera razza umana attraverso Adamo, al quale disse ecc.») bensì, appunto, a Noè e figli ed infatti costituiscono l’incipit dell’alleanza di Dio con Noè stabilita dopo il diluvio e sancita con l’arcobaleno; secondo, che nonostante le apparenze la Chiesa Eclettica è effettivamente protestante. Nell’originale infatti Del Rey cita letteralmente il testo della Bibbia di Re Giacomo (la King James, la versione anglicana ufficiale ed una delle traduzioni protestanti più diffuse), che dice: «Be fruitful and multiply and replenish the earth». Caso singolare e meritevole di menzione, nelle traduzioni italiane accade invece proprio il contrario: la versione Cei dice «siate fecondi» mentre sono quelle protestanti ad usare «crescete» (che ricalca il «criscite» della Vulgata).

Cinque miliardi di abitanti, solo in America
Questioni esegetiche a parte, quello che rimane è l’invito rivolto all’umanità a crescere di numero: perché nonostante la difficoltà a trovare cibo e reperire spazio abitabile per tutti, da due secoli il fine della Chiesa Eclettica è proprio moltiplicare la popolazione terrestre a dismisura, per «ripulire» il codice genetico di generazione in generazione o di combinare tra loro le mutazioni finché non ne uscirà una dominante, che porterà ad un uomo nuovo, migliore, secondo la volontà di Dio. Ma è un lavoro che richiederà decine di generazioni e forse non terminerà mai.
Così i cinque miliardi che costituiscono le devote famiglie del continente americano (nessuno sa come sia messa l’Europa, che nella guerra è stata colpita ancora più duro dell’America: si sa però che sopravvive la Chiesa romana) si circondano di bambini e nessuno si scandalizza se non hanno da mangiare o mancano le cure mediche o ignorano l’igiene o una gestante accetta di morire di parto pur di far nascere il suo terzo, quarto, quinto figlio: niente aborti, ovviamente; così come niente cure per quelle malattie genetiche che i preti, tutti scienziati competenti, sanno essere mutazioni gravi che metterebbero a rischio la sopravvivenza del genere umano e che quindi non vanno curate ma estirpate isolandone i malati e riunendoli in lazzaretti.
Sembra un comportamento spietato (e non c’è dubbio che lo sia) ma nell’ottica della Chiesa Eclettica e dell’obiettivo primario di salvaguardare il genere umano è invece solo una necessità.

Un messaggio carico di speranza e fiducia
Tutto questo non è immediatamente apparente al protagonista, Boyd Jensen, un citologo («una specie di istologo nucleare e di ingegnere delle cellule») di Marte ateo come tutti i marziani (i discendenti dei primi coloni, umani in tutto per tutto) che crede di essere stato mandato sulla terra dal suo governo scientista, meccanicista e collettivista in uno scambio culturale della durata di sei mesi: ma in realtà il suo pianeta natale ha voluto disfarsi di lui con una scusa perché anche i suoi geni sono profondamente mutati, eredità del nonno che meno di un secolo prima aveva ricevuto il permesso di stabilirsi dalla terra su Marte in virtù di meriti scientifici.
La scoperta della verità distrugge Boyd, che poi con la classica condiscendenza di chi sente di provenire da una civiltà superiore fatica ad adattarsi alla realtà sovrappopolata e malnutrita della terra: soprattutto non riesce né a capire né a tollerare che si lascino nascere bambini in continuazione che poi non avranno di che vivere e che non si cerchi di curare malattie che, ritiene, potrebbero essere facilmente guarite.
Ed ogni volta i preti, che nonostante tutto sono le figure positive della storia (nel mondo del dopobomba solo gli uomini sterili possono accedere al sacerdozio, perché il compito di ogni umano fertile è procreare), gli dimostrano perché le cose sono mantenute nel modo in cui le ha trovate: e solo alla fine, sempre ancorato nel suo ateismo e nella sua incredulità, accusato di alchimia (per aver preparato contraccettivi per guadagnare qualcosa da spendere in cibo per sé e la sua donna) e stregoneria (per aver partecipato una volta sola, da ospite, ad un’orgia di streghe e stregoni), Boyd comprende come stanno le cose e non solo accetta la situazione ma si converte anche totalmente al messaggio e all’obiettivo della Chiesa; e forse, come pare di intuire, alla fede stessa.
Perché l’arcivescovo Bonaforte, l’antipapa della Chiesa Eclettica, lui stesso uno scienziato sopraffino, mostra a Boyd alcuni campioni genetici così corrotti dalle mutazioni da essere irriconoscibili: quegli individui, secondo le conoscenze del protagonista, dovrebbero addirittura essere già morti o semmai avere l’aspetto di mostri. Eppure tra quegli esemplari ci sono anche alcuni campioni genetici di Bonaforte e di Boyd stesso, che si considera perfettamente sano, e tale reputa anche il prelato eclettico: così facendo però Bonaforte riesce finalmente a fargli capire la strategia a lunghissimo termine della Chiesa ed il protagonista, disposto infine ad ascoltare, la accoglie e la fa propria.
E così accetta anche di partecipare alla crociata di un sant’uomo cieco che si prepara ad invadere l’Australia, ormai spopolata da un’epidemia che non si riesce a debellare, per evitare che venga occupata dagli asiatici senza Dio. E conta sull’aiuto di Boyd per trovare una cura all’epidemia.
Su tutto questo si impianta anche una storia di amore che serve soprattutto per mostrare la pudicizia delle donne terrestri, la loro fede assoluta e l’adesione totale al messaggio del fare figli a ciclo continuo, anche a costo di morire di parto.

Alcune righe di commento
La storia è solida ed il messaggio positivo: tuttavia il romanzo è lentissimo, costellato di spiegazioni scientifiche, descrizioni di tecniche o procedimenti particolari e di esperimenti di laboratorio che uccidono ogni interesse. Così qua e là la trama si trascina per pagine intere: non è un libro che si divora e nemmeno uno che si legge volentieri, perché la storia si arena spesso e volentieri.
Ma lo si legge per le idee e i contenuti, per capire quale sia il messaggio che l’autore vuole lanciare e anche per vedere come vada a finire: e da questo punto di vista «L’undicesimo comandamento» è un libro dei più interessanti, perché riprende un tema abbastanza comune negli anni Cinquanta e Sessanta come l’indomani di una guerra atomica totale e lo rielabora mostrando non tanto le difficoltà a ricostruire una civiltà (perché a questo punto la civiltà è già ristabilita, sia pure leggermente antiquata rispetto a quella contemporanea) quanto gli aspetti umani e sociali del nuovo mondo, carico di speranza e fiducia nell’uomo.

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