Nel corso dell’ultimo anno ho spesso commentato il grosso della produzione di Clark Ashton Smith, che in buona parte coincide anche col suo meglio: con quest’ultimo aggiornamento desidero quindi recuperare alcuni scampoli pubblicati su altre raccolte che contengono una o più delle sue storie non presenti altrove.
Si tratta delle antologie «Mondi perduti e altri racconti» (Lost Worlds, 1944), che include quattro racconti che ancora non ho presentato su questo blog; «Gli orrori di Yondo» (The Abominations of Yondo, 1972), che ne include tre; «Al di là del tempo e dello spazio» (Out of Space and Time, 1971), che ne comprende sei; ed infine «Ombre dal cosmo» (1996), una raccolta italiana di saggi, commenti ed inediti che invece ne conta sei.
Ai fini di questo articolo, ignoro i racconti che sono già stati riassunti nelle recensioni precedenti e mi concentro invece sull’inedito.
1 – Mondi perduti e altri racconti (Lost Worlds, 1944)
Questa raccolta contiene solo quattro racconti che non ho ancora presentato: tutti gli altri sono contenuti in altre antologie che ho già commentato. Tre di queste storie sono ambientate sul continente di Poseidonis, una sorta di Atlantide: di queste, «L’ultimo incantesimo» e «La morte di Malygris» sono buone e, sebbene non siano delle più brillanti di Smith, sono almeno capaci di evocare le atmosfere per cui eccelle; anche il lentissimo «Un viaggio a Sfanamoë», che a causa del ritmo non è certo uno dei racconti migliori, almeno si lascia leggere. «Da stella a stella», che esula da qualsiasi ciclo, è invece di una noia mortale.
– L’ultimo incantesimo (The Last Incantation, 1930)
Un potente negromante di Poseidonis è preso dalla depressione: si mette a pensare e sognare e ricorda la sua fidanzata, morta il giorno prima del matrimonio. Decide di evocarne il fantasma: da principio gli pare bellissima come la ricordava ma di momento in momento perde la sua bellezza, finché lui non decide di congedarla. Interrogato il famiglio, questi gli garantisce che la donna era proprio lei: è lui che è cambiato, «non c’è formula negromantica che possa richiamare la giovinezza perduta o il cuore ardente e puro che amava Nylissa o la fiamma che si accendeva allora nei tuoi occhi. Ecco, o maestro, ciò che dovevi imparare». (7)
– Un viaggio a Sfanamoë (A Voyage to Sfanamoë, 1931)
Due studiosi sono l’ultima speranza di Poseidonis, che sta lentamente sprofondando nel mare: ma i due, invece di tentare l’impossibile, costruiscono un’astronave per raggiungere Venere (Sfanamoe, appunto), dove giungono dopo anni di viaggio: il pianeta è ricoperto di vegetazione splendida, che nasce e muore nel giro di attimi. Alcuni fiori attecchiscono sui loro stessi corpi ed in breve i due, più stupiti che spaventati, muoiono ricoperti di vegetazione. (5)
– La morte di Malygris (The Death of Malygris, 1934)
Questo Malygris è un potentissimo negromante che tutti temono, sia il re sia gli altri maghi della città: è così potente che estorce decime e percentuali da ogni commercio, persino dai templi. Da più di un anno viene tenuto sotto controllo dal mago di corte, secondo per potere solo a Malygris, che da una sfera di cristallo ha visto che non si è mai mosso dal suo scranno. Convocati i dodici maghi più potenti della città, decidono come agire.
In breve, il mago non è morto: il suo corpo lo è (e l’incantesimo lanciato dai maghi riuniti serve a farlo andare in decomposizione) ma lo spirito aleggia ancora nella sua torre, tanto che quando la delegazione, convinta di aver vinto, si presenta davanti ai suoi resti una voce lancia una maledizione su tutti, causandone la morte per decomposizione. Dopo di ciò, la vipera che gli faceva da famiglio scivola dal suo corpo e abbandona per sempre la torre. (6)
– Da stella a stella (A Star-Change, 1933)
Noia mortale. Un tale, stufo di vivere sulla terra, accetta di seguire degli alieni sul loro mondo: qui però linee, luci e odori sono così…alieni che ne soffre, così viene operato perché gli riescano gradevoli. Quando una nube cosmica colpisce il pianeta, divorando tutto ciò che tocca, gli alieni accettano il loro destino ma rispediscono sulla terra l’uomo, i cui sensi non sono più adattati alla nostra realtà: impazzisce e una settimana dopo muore, i suoi disturbi un caso inspiegabile anche ai medici. (2)
2 – Gli orrori di Yondo (The Abominations of Yondo, 1972)
Tutti e tre i racconti per così dire nuovi contenuti in questa antologia sono trascurabili: l’ultimo (Il terzo racconto di Vathek) è addirittura lunghissimo e pessimo. Molto meglio gli altri due ma solo per l’inventiva e l’ambientazione: le trame sono abbastanza prevedibili. «Il vino dell’Atlantide» appartiene al ciclo di Poseidonis già visto nella raccolta precedente.
– Epifania di morte (The Epiphany of Death, 1934)
Un tale è amico di un altro il cui aspetto è sospetto: quando quest’ultimo finalmente gli chiede di accompagnarlo nottetempo nell’antica cripta di famiglia, lo fa di malavoglia. Fugge – e rischia di impazzire – quando, dopo aver lasciato solo l’amico su richiesta di questi, torna e ne trova il corpo decomposto nel sarcofago vuoto che prima aveva notato. (5)
– Il vino dell’Atlantide (A Vintage from Atlantis, 1933)
L’unico pirata superstite racconta come, dopo una tempesta, lui e i suoi compagni avessero rinvenuto un’anfora di vino che probabilmente risaliva all’Atlantide: tutti tranne lui lo bevono ubriacandosi e poi costringono anche lui a berne qualche sorso. Assiste così all’apparizione di un’antica città, che sembra chiamare tutti nel suo tempio splendente: il narratore riesce a resistere un po’ al richiamo e si muove per ultimo, quando ormai la città sta scomparendo nel mare con i suoi compari. (5)
– Il terzo racconto di Vathek (The Third Episode of Vathek, 1937)
Tutto ambientato in una sorta di Arabia, in epoca non meglio precisata: è la storia del cammino di dannazione preso da due gemelli (maschio e femmina) che si amano, anche a causa dell’educazione che il padre, l’emiro dell’Egitto, ha voluto impartire all’unico figlio maschio. Finisce con i due che giurano fedeltà ad un demone, che infine li reclama per sé. Noiosissimo. (2)
3 – Al di là del tempo e dello spazio (Out of Space and Time, 1971)
Solo «La doppia ombra» ha dei pregi: tra gli altri, «L’isola senza nome» merita di essere letto ma non lascia molto ed «Il ritorno dello stregone» ha l’unica attrattiva per la citazione del Necronomicon, del suo aspetto e di un suo passo. Gli altri tre racconti sono più che tracurabili.
– L’isola senza nome (The Uncharted Isle, 1930)
Un naufrago racconta la sua esperienza di come abbia raggiunto un’isola del Pacifico sconosciuta, abitata da un popolo sconosciuto, tutto preso a fissare mappe (di un mondo che non è il nostro) e fare calcoli: sono così assorti che nemmeno si accorgono di lui, per settimane e forse mesi. Quando si accorge che il loro idolo mostruoso è vivo e divora i bambini, fugge sulla sua scialuppa: nonostante i remi e le due giare che ha preso sull’isola, al suo ritorno nessuno crede alla sua storia. (5)
– La seconda sepoltura (The Second Interment, 1933)
Un tale ha paura di essere sepolto vivo per la seconda volta: la prima era stato creduto morto. Non si fida di nessuno, meno ancora del fratello: e alla fine si risveglia in una bara. (2)
– La doppia ombra (The Double Shadow, 1939)
Un’evocazione riesce male ed invece di qualcosa di controllabile il negromante evoca un’ombra degli uomini serpente, così antichi che se n’è persa persino la memoria, che prima incorpora il negromante, poi la mummia rianimata che aveva preso parte al rito (il negromante si faceva servire da ombre, demoni e non morti) ed ora sta per assimilare anche l’apprendista del mago, che sta finendo di scrivere le memorie. Bello, di atmosfera. (6/7)
– La catena di Aforgomon (The Chain of Aforgomon, 1935)
Un tale muore in circostanze misteriose e presto se ne perde persino il ricordo: è la punizione perché in una sua precedente incarnazione – ere prima, su un altro pianeta – era ricorso alla magia nera per rivivere un’ora con l’amata morta, profanando così il tempio del dio del tempo di cui era un sacerdote. Noiosetto. (4)
– Il ritorno dello stregone (The Return of the Sorcerer, 1931)
Un tale va a fare da segretario ad uno studioso che vive appartato: questi studia l’occultismo (è un seguace del demonio) ma ha paura di ogni rumore, che attribuisce ai topi. Per gelosia aveva ucciso il fratello gemello, più capace di lui nella magia, e ne aveva fatto a pezzi il corpo: ma di notte i pezzi cercavano di riunirsi per esigere vendetta, come, secondo il Necronomicon, è possibile fare ad uno stregone abbastanza capace e motivato. Un paio di giorni dopo il corpo si riunisce, abbatte la porta dello studio dell’uomo e lo fa a pezzi, prima di disfarsi nuovamente. Discreto ma trascurabile. L’aspetto più rilevante del racconto è che si cita il Necronomicon, un suo passo ed alcune sue caratteristiche. (5/6)
– Le ombre (The Shadows, 1922)
Senza senso, sulle ombre nel palazzo di Augusto, su come un filosofo si sieda sul trono di quegli su come non succeda un fico secco. (2)
4 – Ombre dal cosmo (1996)
Letture prese per completezza, non danno né aggiungono niente: è una raccolta di saggi su Smith e di alcuni inediti trascurabili che non entusiasmano.
– Universi paralleli (Double Cosmos, 1941)
Resoconto lasciato da un tale, scomparso, su come attraverso esperimenti a base di droghe abbia trovato la chiave per una dimensione parallela: la nostra sarebbe solo una dimensione derivata dalla quarta. Non amo i racconti sulle illusioni, sulle percezioni o sulla percezione della realtà, li trovo noiosi: e questo non fa eccezione. (2)
– Il buon imbalsamatore (The Good Embalmer, 1931)
Sa di abbozzo per una storia più lunga: quando un imbalsamatore muore e finisce sul lettino del suo collega, con cui continuava a rimbeccarsi, per essere imbalsamato, si rianima e fa venire un colpo di cuore a quest’ultimo. Quando il terzo socio, che era fuggito, ritorna con i rinforzi, trova il morto al suo posto ma l’altro imbalsamatore imbalsamato e ricomposto nella bara che era destinata al primo. (3)
– La foresta proibita (The Forbidden Forest, 1943)
bambino ignora gli avvertimenti dei genitori e si avventura nella foresta proibita, dove muore. Poco più di un appunto. (2)
– Il lago nero (The Black Lake, 1922)
Altro appunto: il narratore vede riflesse le stelle nel lago nero presso cui si sta dissetando. (2)
– L’impero delle ombre (The Kingdom of Shadows, 1922)
Poesia.
– Morte di un negromante (The Sorcerer Departs, 1961)
Altra poesia.