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Lin Carter – Mind Wizards of Callisto (Jandar 5)

Se vi aspettavate che «Mind Wizards of Callisto» (1975), quinto volume nella serie di Jandar of Callisto di Lin Carter, chiudesse i conti una volta per tutte con i malvagi maghi telepatici che tramano alle spalle di Thanator – e soprattutto del nostro eroico protagonista – vi siete sbagliati di grosso: perché nonostante il titolo ingannevole e l’abbrivio promettente, in questo libro non c’è traccia degli stregoni di Kuur, se non giusto qualche menzione e la certezza che i nostri beniamini sono finiti nel posto giusto. Ma i Mind Wizards che danno il titolo al libro ancora non si sono mostrati fisicamente: la loro è ancora una vaga minaccia che aleggia nell’aria.
Così l’atteso confronto tra i nostri beniamini e i sordidi telepati che si prepara almeno dal secondo volume della serie è rimandato al prossimo episodio, «Lankar of Callisto»: in questo infatti Jandar ed i suoi amici più intimi devono accontentarsi di cavarsela, indaffarati come sono nella più classica lotta per la sopravvivenza in una terra sconosciuta e selvaggia. Che non solo rappresenta di suo una trama degnissima ma fa di questo volume anche uno dei migliori dell’intera serie: tuttavia, non dà al lettore quello che si aspettava, perché per la resa dei conti occorre aspettare ancora un po’.

Il commento prima del riassunto

Pubblicato nel 1975, quasi in contemporanea col precedente «Mad Empress of Callisto», questo «Mind Wizards of Callisto» è strettamente collegato agli eventi narrati in quel libro: nel finale di «Mad Empress» infatti le città di Shondakor, Tharkol e Soraba si uniscono in una lega con lo scopo di attaccare di sorpresa e sconfiggere i malvagi maghi di Kuur che risiedono dall’altra parte di Callisto ed ambiscono a conquistare il pianeta (perché qui non si tratta più di una luna, per quanto boschiva, ma di un vero e proprio pianeta). «Mind Wizards» invece si apre a preparativi già conclusi, quando la spedizione di quattro navi volanti cariche di uomini, eroi e materiali è pronta a decollare per la sua missione nella faccia sconosciuta di Thanator, il nome indigeno della luna gioviana.
Ma presto l’attenzione si sposta dalla spedizione alle avventure di Jondar e del giovane Tomar – che si era già messo in luce nel terzo volume e da allora è diventato uno dei favoriti di Carter – ai quali successivamente si aggiungono due vecchie conoscenze: i leali Lukor e Koja, i primi amici di Jondar sul pianeta, che dopo la storia d’esordio erano finiti in naftalina con giusto qualche menzione qua e là, come due vecchi rimbambiti che vengono tirati fuori solo per le grandi occasioni.
Il libro alterna parti ottime a parti mortalmente noiose, nel tipico stile da fan fiction di Carter, che da par suo appesantisce la narrazione con descrizioni lunghissime, pesantissime, interminabili di aspetti dell’ambientazione o della trama che non solo conosciamo già ma che ritroviamo anche in ogni nuovo volume della serie, come se fosse possibile leggerli come episodi isolati e non in sequenza a partire dal primo. Perciò i primi quattro capitoli di «Mind Wizards» aggiungono poco dal punto di vista della storia e non fanno altro che ruminare ininterrottamente ciò che già sappiamo: e così il lettore è portato ad annoiarsi rapidamente perché per pagine intere – capitoli, direi quasi – non accade assolutamente nulla. Tutto è solo una ripetizione di ciò che già sappiamo, con una dovizie di parole che servono solo ad allungare la minestra.
Ma, quando il libro finalmente decolla, macina avventura e porta avanti rapidamente la trama: la storia che racconta infatti è appassionante, anche se non ha niente a che vedere con i Mind Wizards del titolo, che sono solo lo spunto da cui tutta la storia ha inizio. Anzi, alla fine il mistero non solo non si è risolto ma si è persino infittito ulteriormente, come dichiara candidamente lo stesso Carter nel titolo dell’ultimo capitolo.

La spedizione punitiva

La storia inizia qualche tempo dopo la conclusione del precedente episodio: le tre città alleate di Shondakor, Tharkol e Soraba terminano i preparativi per la spedizione punitiva nell’altra faccia di Thanator, per eliminare la minaccia rappresentata dagli psicomaghi di Kuur una volta per tutte. Ma l’altro emisfero è una terra sconosciuta, così nessuno sa dove stiano esattamente né cosa ci sia da aspettarsi in quella regione.
Tuttavia, per determinare la collocazione di Kuur, viene in aiuto un medaglione che Ang Chan – l’ex consigliere traditore di Zamara di Tharkol, autonominatasi «imperatrice», lui stesso un mago della mente – portava al collo, sul quale è incisa un’astrazione della mappa del loro dominio, dalla quale i nostri eroi ritengono sia possibile ricavare abbastanza punti di riferimento per individuare Kuur dal cielo.
Dal momento che tutti si aspettano il peggio, la spedizione include il meglio dei guerrieri delle tre città, caricati sulle quattro navi volanti o «ornitotteri» superstiti: le due di Shondakor, ossia la Jalathadar («Impresa disperata») e la Xaxar («Terrore», la mia preferita), tutto ciò che rimane della flotta celeste della compianta Zanadar; e le due nuovissime di Tharkol, la Empress e la Conqueress.
Terminati i preparativi, la flotta prende il volo e per lungo tempo incontra solo terre spoglie e brulle, finché non raggiunge una lunghissima ed altissima catena di montagne: da qui una notte s’invola uno stormo di uomini uccello, primitivi e cannibali, che attaccano non visti la Jalathadar e rapiscono Jandar e Tomar.
E proprio qui, in questo punto, la storia fa naufragio, ma il lettore ancora non lo sa, né se lo aspetta: perché da questo momento in poi, sino al rapido resoconto finale, la storia ignora la spedizione e la sua ricerca della base segreta degli psicomaghi per concentrarsi esclusivamente sulla lotta per la sopravvivenza di Jandar e del suo gruppetto nell’ambiente sconosciuto e selvaggio di questa catena di montagne, ed in particolare di un certo altopiano.
E così dei Mind Wizards si perde traccia, salvo sentirli nominare, con una certa influenza pure, in alcune situazioni.

La lotta per la sopravvivenza

Portati dunque nelle caverne degli uomini uccello – gli Zarkoon, come le leggendarie creature simili alle arpie di cui parlano alcune storie locali – Jandar e Tomar evadono prima di essere destinati al banchetto serale: portano con sé un’altra prigioniera, Ylana, una ragazzina intelligente e coraggiosa che proviene da un popolo primitivo. Anche lei era stata catturata dagli Zarkoon, mentre fuggiva dalla sua tribù perché non voleva sposare l’uomo che gli anziani avevano scelto per lei.
I tre sono a metà dell’evasione quando iniziano i problemi (gli uomini uccello si svegliano) ma, con un tempismo tipicamente pulp, in quella i nostri vengono salvati dall’arrivo di Lukor e Koja, che entrano in scena con una sorta di scialuppa volante provvidenzialmente a cinque posti.
In un flashback infatti la scena era passata dalle caverne degli Zarkoon alla Jalathadar subito dopo il rapimento dei due protagonisti: i capi della spedizione, dopo aver perlustrato la zona senza trovarli, decidono che la missione è più importante ma Lukor e Koja – che qui finalmente tornano ad avere un ruolo attivo come nel primo volume e non sono più relegati sulla sfondo come in tutti i successivi – non ci stanno e rubano una delle scialuppe volanti (a pedali, e con cinque posti a sedere) per proseguire in proprio le ricerche. E si infilano nella caverna degli Zarkoon proprio quando l’evasione dei tre protagonisti viene scoperta e tutti gli uomini uccello – creature notturne alle quali la luce del sole dà fastidio – si stanno destando.
La fuga riesce in parte: perché pedalando come forsennati i fuggiaschi riescono a non farsi raggiungere dagli Zarkoon inseguitori ma proprio all’ultimo il loro capo scaglia una freccia che perfora il serbatoio del gas più leggero dell’aria che tiene sospesa la barchetta e li costringe ad un atterraggio di fortuna nel lago sottostante, al centro di uno sconfinato altopiano circondato da vette invalicabili, la classica terra dimenticata dal tempo. Questa però è anche la regione da cui proviene Ylana: e così, dopo alcune disavventure – e dopo aver perso Koja – i quattro superstiti vengono catturati dalla tribù della ragazza. Jandar, Tomar e Lukor vengono rinchiusi in gabbia, in attesa che arrivi un inviato degli «Invisibili» per giudicarli.
Da una conversazione con Ylana, Jandar comprende che questi Invisibili sono proprio i maghi di Kuur che stanno cercando e così con l’aiuto della ragazza è costretto ad architettare una fuga precipitosa, che riesce. Ma giorni dopo vengono raggiunti dai guerrieri della tribù e costretti ad un’altra fuga: di loro non si saprà più niente per il resto del libro.

Il fallimento della spedizione

L’ultima parte infatti è riservata a Zastro, anziano saggio al quale Jandar aveva insegnato l’inglese: questi racconta quindi gli eventi che riguardano la spedizione a cominciare dalla partenza di Lukor e Koja.
Dopo che le ricerche dei due dispersi si erano rivelate infruttuose, su consiglio di Zantor (il capitano zanadariano che era fuggito assieme a Jandar nel terzo volume) la flotta si è divisa: la Jalathadar, la Empress e la Conqueress hanno proseguito con la missione originaria mentre la sua, la Xaxar, si è occupata della ricerca. Infine l’equipaggio ha trovato le tracce di Jandar e i documenti, scritti in inglese, che il terrestre aveva scritto per aggiornare i soccorritori di ciò che già conosciamo (la serie stessa sarebbe la cronaca delle avventure di Jandar, scritta da lui medesimo) e dove sarebbe stato possibile trovarlo assieme agli altri superstiti: ma di loro non c’è traccia. Più tardi però viene trovata e caricata a bordo Ylana, che era riuscita a fuggire nuovamente dalla sua tribù, sempre per non sposare l’uomo designato, un bruto ma pavido.
Qui finisce la storia, lasciando parecchie trame aperte; anzi, tutte: il destino di Jandar e dei suoi sodali; l’inspiegabile scomparsa della tribù di Ylana; l’altrettanto incredibile scomparsa delle altre tre navi, che per diversi giorni di fila mancano l’appuntamento concordato con la Xaxar. Così Zantor decide di fare ritorno a Shondakor per portare notizia della disfatta, della scomparsa delle navi e di Jandar, e preparare una nuova spedizione, forte di quello che i superstiti hanno appreso in questa prima missione. Quanto a Ylana, una volta giunti alla città d’oro Darloona (la moglie di Jandar) la accoglie come una figlia.
Il prossimo volume, Lankar of Callisto, chiude la partita con gli psicomaghi e risolve ogni trama, ma al prezzo di un nuovo protagonista molto meno carismatico: Lankar, il nome dato dai locali a Lin Carter.
Sì, proprio quel Lin Carter.

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