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Richard Matheson, il classico degli anni Cinquanta

Confesso di non essere un grande appassionato di Richard Matheson: non lo disprezzo, tutt’altro, ma di suo leggo solo quello che mi capita tra le mani, senza mai andare a cercare le sue opere. Matheson infatti mi ha sempre dato l’impressione di essere un po’ troppo cerebrale, con quella sua simpatia per il diverso e la tendenza a sacrificare l’azione in favore della malinconia: ciò non toglie che alcune sue opere – come I vampiri – siano autentici capolavori della fantascienza.
Anzi, sono convinto che l’immaginario dell’età dell’oro (e con questo intendo quel tutto che in passato rientrava nel più generico «fantastico»: fantascienza, urban fantasy, horror) deve molto a Matheson: non è infatti un caso che parecchi episodi di Ai confini della realtà portino la sua firma e che ancora oggi si girino film – di qualità discutibile ma la colpa non sta nel materiale originale – ispirati alle sue opere più celebri.
Nel riordinare gli appunti per questo blog mi sono capitati per le mani le brevi note che nel corso degli anni ho scritto su parecchi dei suoi racconti: dal momento che non stonano con l’argomento di questo blog, ho pensato di riunirli in un aggiornamento unico.

Brevi commenti e riassunti
Come di consueto, seguono brevi riassunti (a volte brevissimi) e commenti di alcuni racconti di Matheson: probabilmente altri se ne aggiungeranno in futuro perché quasi ogni antologia degli anni Quaranta-Sessanta contiene almeno un suo racconto.

I vampiri/Io sono leggenda (I Am Legend, 1954)
Il capolavoro del cambio di prospettiva: quello che al protagonista (ed al lettore) sembra l’unica alternativa possibile – ossia lo sterminio dei vampiri che hanno preso il posto dell’umanità – ai diretti interessati appare come l’opera sistematica di un mostro sanguinario. La sensibilità da mammolette moderna metterebbe tutto in termini di serial killer e genocidio ideologico: così però, tolta di mezzo la poesia tramite l’impersonalità del linguaggio tecnico, sarebbe subito chiaro chi sono i buoni e chi i cattivi.
Da tre anni Robert Neville, l’ultimo uomo della terra (questo era anche il titolo della prima riduzione cinematografica del racconto, negli anni Sessanta), caccia vampiri, ossia ciò che rimane della razza umana dopo un’epidemia provocata dalle bombe batteriologiche: l’umanità è stata trasformata da un particolare virus, che si nutre di sangue e libera elettricità. Durante il giorno Neville entra nelle case abbandonate per cercare ed uccidere queste creature mentre dormono; durante la notte si barrica in casa e cerca di ignorare le minacce che gli giungono dall’esterno.
Un giorno però incontra una donna, Ruth, che pare essere pure una superstite ma in realtà è una spia dei vampiri o, meglio, dei nuovi umani, che stanno imparando a convivere col batterio e ritengono di aver raggiunto un nuovo gradino nel percorso evolutivo: passa altro tempo e Neville viene catturato. Mentre lo preparano per l’esecuzione, si accorge conto che i nuovi umani lo temono: per i mostri, è lui il mostro.
E così, proprio mentre sta morendo, si rende conto di essere diventato una leggenda. (Voto: 7)

Tre millimetri al giorno (The Incredible Shrinking Man, 1956)
Racconto pesantissimo, continua ad alternare scorci del presente ai ricordi del passato e della sofferenza causata dalla malattia: in pratica, la difficoltà di sopravvivere mescolata alle umiliazioni del suo caso unico e sorprendente. Matheson vorrebbe portare il lettore ad avere pietà del protagonista ma, nella noia della narrazione, davvero poco importa delle sue vicissitudini.
Un uomo in barca viene investito da un’onda: da quel momento continua a rimpicciolire, ogni giorno dei tre millimetri del titolo. Il tale non ha i soldi per pagare gli esami, i debiti e la stessa sopravvivenza della famiglia: alla fine però diventa un fenomeno da baraccone, perciò la clinica si offre di pagargli gli esami, i giornali si contendono la sua storia e chi lo vede lo scambia per un bambino.
Nel frattempo, rimasto chiuso in cantina ad insaputa dei suoi, deve affrontare la sopravvivenza, che include la ricerca del cibo e la difesa da un ragno: alla fine, divenuto microscopico, entra in un micro (o sub) universo. (2)

Su dai canali (Through Channels, 1951)
La trascrittura di un verbale: dalla tv sono apparse decine di bocche e la scritta «mangiare», che divorano genitori ed amici di un bimbo. Carino ma non eccezionale. (6)

Una chiamata per la signorina Keene (Sorry, Right Number, 1953)
Una paralitica continua a ricevere telefonate dal cimitero, finché non scopre che vengono dalla tomba del suo ex fidanzato. Ispirazione per una puntata di Ai confini della realtà. (5)

La casa della follia (Mad House, 1953)
Gli scatti d’ira portano un professore alla morte, quando la casa stessa gli si rivolta contro. (4)

Nato d’uomo e di donna (Born of Man and Woman, 1950)
Diario di un mostro che i genitori tengono incatenato in cantina: ma un giorno si ribella loro. Dev’essere proprio spaventoso d’aspetto. (6)

Topi migratori (Lemmings, 1958)
I vacanzieri sono come i lemming del titolo originale: parte bene ma si perde subito. (4)

C… (The Foodlegger, 1952)
Nel futuro è bandito il cibo solido e l’arrivo di un viaggiatore del passato fa scoppiare un piccolo caso (5/6)

Gli anni della grande macchina (The Waker Dreams, 1950)
Attraverso iniezioni di sogni gli abitanti della metropoli credono anche di essere protagonisti di splendide avventure: potrebbe essere servito di spunto (non riconosciuto) per il film Dark City. (6/7)

Il relitto (Death Ship, 1953)
I tre componenti di un’astronave, appena atterrati, trovano il relitto della loro nave ed all’interno i loro cadaveri: sono infatti tre fantasmi. Altro racconto convertito in un episodio di Ai confini della realtà. (5/6)

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