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E.C. Tubb – I primi undici libri di Dumarest of Terra

Molto tempo fa ho parlato di Dumarest of Terra, protagonista di una serie di appena trentatré volumi scritti a partire dalla fine degli anni Sessanta da E.C. Tubb: ancora poco conosciuta nel nostro paese, dove infatti è stata tradotta quasi interamente solo di recente, la serie rappresenta tuttavia una tappa importante per la space opera, perché ha avuto un’influenza notevole su tutta la fantascienza successiva.
Sono da sempre un appassionato del personaggio e della serie, ed infatti quell’articolo che ho citato all’inizio è stato anche il primo pubblicato su Libri Pulp, sei anni fa. Tuttavia da allora non ho più scritto nulla su Dumarest: così oggi provo a recuperare un po’ e pubblico una rapida panoramica dei primi undici episodi della serie – un terzo del totale – sulla base dei vecchi appunti, corredati di altre osservazioni che si possono ricavare dalla lettura di queste avventure. Per una panoramica sull’ambientazione rimando invece all’articolo già citato.

Dumarest il terrestre
Originario della terra, che ha abbandonato da bambino imbarcandosi come clandestino su un mercantile, Dumarest sta cercando il modo di tornare sul pianeta natio: tuttavia il ricordo stesso del mondo su cui si è sviluppata l’umanità e da cui l’uomo si è poi riversato nella galassia è ormai svanito dalla conoscenza degli ultimi discendenti dei primi coloni degli infiniti pianeti abitati. I più ridono anche solo a sentirne il nome, perché – dicono – tutti i pianeti sono fatti di terra e quindi che nome sarebbe da dare a un mondo?
Quei pochi che ne hanno sentito parlare credono invece che si tratti di una leggenda: la galassia è così vasta che nessuno infatti sa dove collocare questo misterioso pianeta. Le coordinate stesse sono scomparse e le poche menzioni della terra che ancora si riescono a rinvenire utilizzano riferimenti o sistemi di misurazione diversi da quelli in uso, e perciò inutili: ciononostante, pare che un gruppo o una setta segreta chiamata «Il popolo delle origini» conosca molto bene la terra e la sua posizione nello spazio. La sola difficoltà è riuscire a mettersi in contatto con loro.

Dumarest il viaggiatore
Animato dal desiderio di ritrovare la terra, Dumarest quindi è diventato un «viaggiatore» (in inglese «traveller», come il titolo del gioco di ruolo che questa serie ha contribuito ad ispirare): viaggia di pianeta in pianeta senza mai fermarsi più del necessario. Dopo essere sbarcato su un mondo infatti si cerca un lavoro per guadagnare denaro sufficiente per pagarsi il viaggio successivo: la forma ideale è il «viaggio alto», ossia sotto l’effetto di una droga particolare che rallenta il metabolismo ed i movimenti e fa sì che un intero giorno di viaggio sembri un’ora sola. Molto più economico, il «viaggio basso» è invece una roulette russa: è il classico stoccaggio in animazione sospesa, si viene congelati come il bestiame in speciali celle frigorifere, con una probabilità su cinque di morire durante il trasporto.
Dumarest ovviamente ha uno scopo ben preciso in queste sue continue peregrinazioni: recuperare informazioni sulla terra, sulla base degli indizi raccolti nelle tappe precedenti. Ma non sempre ha fortuna e a volte deve accontentarsi di essersi solo salvato la pelle.

Dumarest il survivalista
Epitome del survivalista, ossia dell’uomo deciso a sopravvivere in ogni situazione, Dumarest è un combattente provetto, in particolare a mani nude e col coltello, che porta sempre infilato in uno stivale: solitamente indossa una giubba (la classica «tunica» delle traduzioni italiane) di plastica grigia che lo protegge dai tagli superficiali ma non dalle ferite profonde, tanto più che spesso se la toglie prima di combattere.
È inoltre competente in una gran varietà di discipline, che gli permettono sempre di cavarsela in ogni circostanza e di uscire dai guai anche quando la situazione sembra disperata: tuttavia non ha niente del superuomo né del supereroe, è semplicemente un uomo qualunque con uno spiccato talento per restare vivo. E questa sua apparente normalità lo rende particolarmente gradevole, perché è facile identificarsi con un personaggio simile.
Anche se tende più verso il bene e la giustizia, preferisce sempre farsi gli affari propri: tuttavia spesso si trova coinvolto suo malgrado in complotti planetari dai quali riesce a districarsi solo in virtù della sua eccezionale capacità di sopravvivere in ogni situazione.
Vista l’incertezza del futuro, Dumarest ha anche una sua filosofia spicciola, che è riempirsi la pancia ogni volta che gli si presenta l’occasione di mangiare, dal momento che non può sapere né se né quando ne avrà ancora la possibilità.

Dumarest il rubacuori
In quasi ogni libro Dumarest imbastisce una relazione con una splendida donna, solitamente quella che dà il titolo al volume (ma non è sempre così: si veda ad esempio il decimo, Jondelle): tuttavia sono solo tre le donne per le quali abbia provato sentimenti e di queste una sola quella che abbia amato davvero.
Si tratta di Kalin, che appare nel quarto volume della serie: le sue particolari condizioni di salute dimostrano che l’attrazione di Dumarest per lei non è fisica ma mentale, un’autentica anima gemella. La morte di Kalin sarà la causa dell’inasprimento dei suoi rapporti con i cattivi della serie, i Ciclani.
Le altre due donne di Dumarest sono Derai e Lallia (secondo e sesto volume), entrambe dotate di una qualche forma di potere mentale: anche loro, come Kalin, rimangono vittime delle trame dei Ciclani.

Dumarest contro i Ciclani
I Ciclani o «cyber» sono gli antagonisti della serie: si tratta di un’influente organizzazione di uomini computer che vestono di rosso ed ambiscono al controllo della galassia. Nonostante il nome non hanno impianti cibernetici ma sono interamente umani: tuttavia in gioventù subiscono un piccolo intervento al cervello che li priva delle emozioni e permette loro di entrare con la trance in una sorta di coscienza collettiva istantanea da un capo all’altro dell’universo, sul tipo dell’«ansible» del «Gioco di Ender».
In questo modo i cyber sviluppano una capacità di ragionamento senza pari: da pochi indizi sono in grado di estrapolare deduzioni e informazioni altrimenti impossibili persino ai computer più potenti. Per questa ragione sono apprezzati come consiglieri presso i potenti della galassia, che però ignorano i loro fini segreti: i Ciclani infatti lavorano sempre nell’ombra per portare avanti in primo luogo l’agenda della loro organizzazione, anche quando va a scapito del datore di lavoro; anzi, non si fanno problemi a manipolare quelle stesse persone che dovrebbero consigliare, per condurle invece nella direzione che ritengono più vantaggiosa per il loro gruppo.

I Ciclani contro Dumarest
Il rapporto di Dumarest con i Ciclani inizia male e si incancrenisce sempre più finché, nel quarto volume, non diventa un fatto personale: i Ciclani infatti provocano la morte di Kalin, la donna che Dumarest ha amato più di tutte, e questo fatto trasforma la sua avversione iniziale in odio.
Da parte loro i Ciclani, che fino a quel momento avevano semplicemente ostacolato Dumarest perché cercava indizi sulla terra – che invece vogliono tenere nascosta – e aveva fatto fallire alcune delle loro trame, dopo la morte di Kalin si mettono a cacciarlo attivamente perché è entrato in possesso di un oggetto di cui ambiscono il possesso: è un anello in cui sono racchiuse le informazioni per creare il cosiddetto «gemello di affinità», in pratica lo scambio di personalità tra due individui.
Questo anello è unico ed è stato trafugato dai loro laboratori dall’ex marito di Kalin, che i Ciclani hanno ucciso senza però riuscire a mettere le mani sulle preziose informazioni che aveva sottratto loro.
Così dal quinto volume in poi la rivalità tra Dumarest e gli uomini in rosso cresce e diventa un’autentica caccia all’uomo: i Ciclani non si faranno scrupolo di ingaggiare mercenari, tagliagole, cacciatori di taglie ed altre figure poco raccomandabili per eliminare Dumarest e recuperare l’anello, che infatti nell’ottavo libro, «Veruchia», Dumarest distrugge dopo aver memorizzato le informazioni che conteneva.
Adesso se i Ciclani vogliono tornare in possesso del loro segreto non possono più limitarsi ad uccidere Dumarest per strappare l’anello dal suo cadavere ancora caldo ma devono riuscire a catturarlo vivo: e nell’ottica survivalista del protagonista questo è un bell’incremento delle sue probabilità di sopravvivenza.

Dumarest e l’assenza di alieni
Da ultimo, va osservato che la galassia in cui si muove Dumarest è interamente umana: non esistono alieni a parte gli animali dei vari pianeti, che in molti casi sono varietà mutate di creature terrestri importate nel remoto passato e adattatesi nel tempo al nuovo ambiente.
Ogni tanto tuttavia spuntano alcuni manufatti antichissimi che potrebbero essere stati costruiti da razze aliene sconosciute o scomparse: le sole due apparizioni non umane di questi primi undici libri sono l’intelligenza artificiale che dà il nome al pianeta di Shrine nel sesto volume, probabilmente un apparecchio costruito per sanare i malati proveniente da un’altra galassia; ed il pianeta intelligente chiamato Tormyle del noiosissimo nono volume, uno dei peggiori della serie, che prende prigionieri Dumarest ed altri per studiarli e finisce per innamorarsi dell’eroe.

Dumarest e i primi undici volumi della serie
Mentre finivo di preparare questo articolo ho scoperto che quasi tutti i libri della serie sono stati tradotti come «Dumarest della Terra» nella collana Biblioteca di Nova Sf a partire dal 2008, per lo più in raccolte di quattro storie per volume: mancano solo gli ultimi episodi.
Alcuni libri però erano stati tradotti anche in precedenza, per lo più da Urania negli anni Settanta: solo in questi casi accanto al titolo originale ho trascritto anche il titolo italiano (solitamente molto creativo e scollegato dal contenuto) e l’eventuale antologia in cui queste traduzioni sono contenute.

1 – The Winds of Gath (1967)
L’avventura d’esordio di Dumarest è anche una delle migliori della serie: la storia infatti segue parecchie trame che si intrecciano tra loro e inseriscono falsi indizi per sviare continuamente il lettore.
Dumarest arriva sul pianeta di Gath: non era la sua meta ma il mercantile su cui viaggiava in classe economica (vale a dire congelato come il bestiame, che costa molto meno del cosiddetto «viaggio alto» ma ha anche una probabilità su cinque di uccidere il passeggero) è stato noleggiato dalla matrona di Kund col suo seguito e ha cambiato destinazione, Gath appunto.
Questo mondo è un’attrazione turistica: o meglio, lo sono i suoi venti che, si dice, parlano con la voce dei morti. Ma, si scoprirà, hanno anche altre proprietà: fanno riemergere ricordi dimenticati e spingono alla follia chi li ascolta. Tolta la parte turistica, per il resto Gath è un mondo arretrato e offre poche possibilità di lavoro per i viaggiatori come Dumarest, che dopo essere sbarcati su un pianeta cercano un impiego con cui guadagnare abbastanza denaro per acquistare il biglietto del viaggio successivo.
Tuttavia Dumarest, un «survivalista» nato, si mette presto in mostra con la matrona, che lo prende al proprio servizio come guardia del corpo a tempo determinato in cambio del costo del prossimo viaggio: in questo modo nel finale l’eroe potrà sventare un complotto ordito dai Ciclani, gli uomini computer privi di emozioni, che tentano di rapire l’erede designata della matrona per sostituirla con una loro agente.
Inizia così la rivalità di Dumarest con i Ciclani, che durerà per il resto della serie ed anzi presto diventerà una faccenda personale: ma probabilmente all’opposizione da parte dei cosiddetti «cyber» contribuisce anche la sua ricerca del natio pianeta terra, che invece gli uomini computer vogliono tenere nascosto per ragioni loro.
Su tutta la storia si avverte quel senso dell’avventura che rende così affascinante la space opera: la tecnologia infatti è presente ma non è ancora così invadente com’è diventata oggi e serve solo ad agevolare certi aspetti della vita umana, non a sconvolgerla. Così i talenti individuali e soprattutto la capacità di sopravvivenza sono ancora il fattore determinante in ogni circostanza: e questa è una caratteristica di tutta la serie.

2 – Derai (1968) – Prima edizione italiana: Fuga dal labirinto (I libri pocket Longanesi, 1975)
Libro leggermente inferiore al precedente, ma solo perché la trama è piuttosto lineare e prevedibile.
Sbarcato su Kyle, Dumarest accetta di riportare la Derai del titolo al suo pianeta, Hive: la ragazza è una potente telepate e sta fuggendo dall’istituto per psionici gestito dai soliti Ciclani in cui era stata rinchiusa dalla propria famiglia, preoccupata.
La storia si sposta presto sulle vicende della famiglia di Derai, uno dei nobili casati di Hive: così Dumarest, che nel frattempo ha ceduto alle attenzioni di Derai ed ha imbastito una relazione con la ragazza, rimane invischiato nelle trame per la successione del potere, aggravate dagli intrighi del cyber di famiglia, Regor, che persegue obiettivi suoi, a tutto vantaggio dei Ciclani.
Tutto sembra risolversi quando l’attuale capofamiglia, un vecchio che ambisce all’immortalità, accetta di essere portato su un altro pianeta, Folgone, per essere interrato nel baccello di una certa pianta che cresce solo lì e, si dice, mantiene l’ospite in una sorta di animazione sospesa per mille anni.
Tuttavia i posti sono limitati e l’unico modo per guadagnarne uno è pagare un biglietto d’ingresso costosissimo e superare un labirinto pieno di trappole mortali: Dumarest si offre come campione dell’anziano capofamiglia ma Derai, che teme per l’incolumità dell’eroe, è più lesta di lui e lo precede nel labirinto. Così il protagonista la insegue nel dedalo, si ricongiunge a Derai e ne esce incolume assieme alla ragazza, pure illesa.
Ma non è così facile: mentre i due erano impegnati nella prova, Regor si è sbarazzato del capofamiglia e del suo successore designato, poi si è messo ad attendere Dumarest e Derai all’uscita del labirinto, per uccidere lui e rapire lei. La ragazza però legge la mente del cyber e si getta davanti all’arma proprio quando Regor sta premendo il grilletto: reagendo d’istinto, Dumarest uccide Regor. Poi solleva Derai, morente, e la interra nel baccello che aveva vinto uscendo dal labirinto e che sarebbe stato destinato al capofamiglia.
L’animazione sospesa adesso spetta a lei.

3 – Toyman (1969)
Altra storia godibilissima che merita di essere letta. Anzi, divorata.
Dumarest sbarca sul pianeta Toy, che un tempo era stato creato come giocattolo per il figlio di un uomo ricchissimo ed oggi è un mondo per azioni, ossia basato sui pacchetti azionari: il prestigio e l’influenza dei cittadini, chiamati «investitori» (stakeholder), dipendono dal numero di azioni planetarie che possiedono; e i dividendi di questi pacchetti azionari rappresentano anche la loro fonte di reddito.
Dumarest ha raggiunto Toy perché qui conta di trovare informazioni sulla terra introvabili altrove: si dice infatti che siano contenute nella memoria del computer della fornitissima biblioteca planetaria.
Tuttavia non fa in tempo a raggiungere la biblioteca: infatti, subito dopo lo sbarco sfugge ad un tentativo di assassinio, solo per essere catturato e venduto come schiavo. Si trova così a combattere per il divertimento di Groshen, che è il signore di Toy in virtù del suo pacchetto di azioni planetarie: ma la sua capacità di restare vivo è senza eguali e ancora una volta riesce a cavarsela.
Nel frattempo i Ciclani stanno tessendo un complotto alle spalle del «Toymaster»: tramite il cyber Creel vogliono dimostrare che le capacità di ragionamento di un Ciclano sono superiori a quelle di un computer, anche un modello così evoluto come quello che amministra il pianeta, perché mentre un computer è in grado solo di incrociare i dati in suo possesso un cyber è in grado di arrivare a qualsiasi tipo di informazione semplicemente attraverso la deduzione e l’analisi.
Quando una certa Quara, che sta cospirando contro il tiranno, viene scoperta da Groshen e cade in disgrazia, sceglie Dumarest come suo campione nello scontro in cui dovrà provare la sua innocenza: il Toymaster però è così sicuro di sé che decide di affrontare personalmente Dumarest nei sotterranei della biblioteca, dei quali lui solo conosce i segreti.
O meglio, crede di conoscerli: perché ignora che Creel, perseguendo il suo obiettivo di costringere Toy a servirsi dei Ciclani, ha installato una bomba proprio in questi sotterranei, per far saltare il computer da cui dipende l’intero pianeta, biblioteca inclusa. Negli eventi che seguono, il cyber viene scoperto ed elimina Greshen ma viene a sua volta ucciso da Dumarest, che non può impedire l’esplosione della bomba: il suo intervento però limita i danni. Tuttavia la sezione del computer che viene distrutta è proprio quella in cui erano salvate le informazioni sulla terra che stava cercando.
Nell’epilogo, Quara è riconoscente all’eroe per i suoi servigi e gli offre una ricca ricompensa con cui può pagarsi il viaggio successivo.

4 – Kalin (1969) – Prima edizione italiana: Scalo su Logis (Cosmo profondo, Biblioteca di Urania, 1978)
Tolto il volume d’esordio, questo è probabilmente il libro più importante di tutta la serie: perché porta la rivalità con i Ciclani ad un altro livello e la rende una faccenda personale; perché introduce il «gemello d’affinità», sottratto dai laboratori dei Ciclani, che lo rivogliono indietro e sono pronti a tutto per ritrovarlo; perché questo segreto finisce nelle mani di Dumarest, che quindi da questo momento diventa l’obiettivo numero uno dei cyber; e perché introduce il vero amore di Dumarest, la Kalin del titolo. Che ovviamente è destinata a morire in questo libro a causa dei Ciclani.
Sul pianeta Logis Dumarest salva una ragazza – Kalin – dalla rabbia della folla, che vuole linciarla con l’accusa di essere una strega: è infatti una sensitiva capace di prevedere il futuro. Dopo un fuori programma che include l’esplosione della loro astronave, la fuga tempestiva grazie alla preveggenza di lei, la cattura da parte di un pirata trafficante di schiavi, la liberazione su un pianeta infernale, il gioco d’azzardo, la caccia ad animali pericolosi ed un grave incidente a Dumarest, i due sbarcano infine su Solis, il pianeta di Kalin: a questo punto è già sbocciato l’amore tra loro, perché con lei Dumarest ha subito trovato quell’intesa speciale che non è solo attrazione fisica.
Ma, quando arrivano finalmente a casa della ragazza, il protagonista scopre la vera identità di Kalin: è una donna deforme, una cosa orribile a vedersi, che giace in coma a letto a causa di una malattia sconosciuta. Tempo prima, in cambio di un ricco corrispettivo in denaro, la cameriera aveva accettato di scambiare il proprio corpo con quello di Kalin per mezzo di un certo «gemello d’affinità», una formula segreta incisa in un anello che il marito di Kalin aveva rubato dai laboratori dei Ciclani per i quali lavorava: questa tecnologia ancora sperimentale – non ne esistono altre copie – permette infatti lo scambio di coscienza tra due persone ed è ovviamente uno strumento di potere che i Ciclani rivogliono indietro per le loro trame. Così hanno ucciso il marito di Kalin ed ora sorvegliano la sua abitazione: non possono però ancora uccidere la vera Kalin perché questo interromperebbe il collegamento tra i due «gemelli» e perciò la cameriera, che ha con sé l’anello, non sarebbe più rintracciabile.
Nella concitazione che segue il suo ritorno a casa, la vera Kalin (la donna deforme) rimane uccisa: con la sua morte quindi si interrompe anche lo scambio delle coscienze e di conseguenza all’improvviso la cameriera riprende possesso del proprio corpo. Ma qualcosa in lei è cambiato: infatti, anche se di aspetto è la stessa donna che Dumarest ha amato, la sua personalità è adesso un’altra, quella della cameriera, priva di quell’attrattiva particolare e soprattutto di quel «feeling» che si era acceso quando Kalin era ancora viva ed abitava quel corpo. Così Dumarest si rende conto che amava la donna Kalin, la sua personalità, e non il suo corpo.
Di conseguenza l’eroe e la cameriera si lasciano in amicizia e Dumarest può proseguire con la sua ricerca della terra: ma l’odio che adesso prova per i Ciclani è diventato personale, perché gli hanno ucciso la donna con cui aveva trovato l’intesa perfetta.
Quattro pianeti ed altrettante sottotrame in centocinquanta pagine: è così che deve essere la space opera!

5 – The Jester At Scar (1970) – Prima edizione italiana: Il pianeta senza legge (Cosmo profondo, Biblioteca di Urania, 1978)
Dumarest è bloccato su Scar, una palla di fango poverissima la cui unica fonte di ricchezza sono le spore di certi funghi: sul pianeta non crescono altro che funghi, molte varietà dei quali sono letali per l’uomo. Il mestiere del cercatore infatti è pericolosissimo ma può anche fruttare ricchi guadagni.
Di ritorno da una ricerca, Dumarest viene attaccato da alcuni uomini che vogliono il suo anello, quello con il segreto del «gemello d’affinità» che aveva ricevuto da Kalin nel precedente episodio: l’eroe li elimina facilmente ma comprende anche che si trattava di agenti dei Ciclani, che evidentemente sono già sulle sue tracce.
Lo scontro attira l’attenzione anche di un certo Jocelyn, signore del pianeta Jest in vacanza su Scar, che crede nella fortuna e lo invita a bordo della sua nave: dopo una lunga chiacchierata, che include il passaggio di alcune informazioni sulla terra, Dumarest torna alla sua ricerca di spore assieme al suo sodale Clemdish.
E finalmente in cima ad una rupe sul mare i due trovano la spora che vale una fortuna: ma vengono subito aggrediti da un gruppo di banditi, che uccidono Clemdish. Dumarest se la cava perché riesce a liberare le spore di una variante mortale prima di gettarsi nel mare, dove viene poi raggiunto da Jocelyn con la sua astronave, che si offre di soccorrerlo in cambio della spora d’oro. L’eroe non può fare altro che accettare.
Tornato quindi al campo base, Dumarest ricostruisce i fatti, comprende chi lo ha tradito e regola un po’ di conti, salvando al contempo lo stesso Jocelyn da un complotto tessuto dal suo cyber. Il signore di Jest, riconoscente per l’aiuto, propone quindi un’ultima scommessa a Dumarest: il lancio di una moneta. Se vince Jocelyn, Dumarest lo seguirà su Jest come consigliere; se invece vince Dumarest, Jocelyn gli pagherà l’equivalente di dieci viaggi alti.
Ovviamente vince Dumarest.
Lo stile del libro è come sempre secco ed essenziale ma nell’insieme c’è qualcosa di diverso rispetto ai precedenti episodi: ad esempio, è assente la storia d’amore, che invece sinora non era mai mancata. Ed anche il tono della storia è leggermente più pessimistico del solito, col risultato che l’ambiente riesce nell’insieme molto più squallido e degradato di quanto apparissero gli altri luoghi visitati sinora: Tubb è maestro nel costruire l’atmosfera con poche pennellate che mostrano solo gli elementi essenziali e lasciano poi tutti i dettagli all’immaginazione del lettore.

6 – Lallia (1971) – Prima edizione italiana: Domani la terra? (Cosmo profondo, Biblioteca di Urania, 1978)
Per la prima volta nella serie cambia la formula consueta: quando la storia inizia Dumarest non è appena sbarcato su un pianeta ma lo sta lasciando. Ha infatti trovato ingaggio nell’equipaggio di una carretta dello spazio che presta servizio in un angolo remoto della galassia chiamato La Ragnatela (The Web).
Più avanti, mentre la nave fa scalo su Candara, un mondo primitivo, Dumarest, il capitano ed un altro membro dell’equipaggio vengono invitati a fare da giudici ad un processo per stregoneria: i tre ritengono che l’accusata, la Lallia del titolo, sia innocente e la prendono a bordo. Lallia in realtà ha un talento psichico che le permette di conoscere al tocco la storia di un oggetto.
Ripreso lo spazio, la nave fa naufragio sul pianeta Shrine, così chiamato perché è meta di pellegrinaggi: solo Dumarest, Lallia ed un mercante di pietre preziose si salvano dallo schianto; ma il capitano della nave, prima di morire, confessa a Dumarest di conoscere la terra e di essere in buoni rapporti con una società segreta chiamata «Il popolo delle origini», che ha stretti legami con la terra.
Alla fine i tre raggiungono il luogo che dà al pianeta il suo nome: un antichissimo manufatto alieno proveniente da un’altra galassia che si è schiantato su Shrine in epoca remota; ma è ancora attivo e continua a compiere il suo dovere, che è quello di risanare le ferite, fisiche o spirituali. La macchina cerca quindi di aiutare Dumarest, calcolando dai molti indizi in suo possesso in quale braccio della galassia si trovi la terra.
Quando è il turno di Lallia, il contatto con la macchina esaurisce le energie della sensitiva, che cade in coma e nella notte muore: ma non muore in conseguenza dello shock bensì delle azioni del mercante, che in realtà è un cacciatore di taglie Ta’Chung assoldato dai Ciclani per eliminare Dumarest. Nella lotta che segue Dumarest se la vede brutta ma alla fine riesce ad aver ragione del mercenario.
La storia non è male, anche perché sorprende il lettore cambiando la formula consueta: il libro è significativo inoltre anche per altre differenze rispetto al consueto, come l’assenza dei Ciclani (che compaiono solo per il tramite del loro intermediario, il cacciatore di taglie e finto mercante) e per la prima traccia dell’esistenza di alieni, per il resto assenti dalla serie e dall’ambientazione. Lallia è la terza protagonista femminile di cui Dumarest si innamori: è alla pari di Derai (secondo libro) ma inferiore a Kalin (quarto). Caso notevole, tutte e tre hanno un qualche tipo di potere mentale e tutte e tre muoiono alla fine della stessa storia in cui appaiono.

7 – Technos (1972)
Il primo libro deludente della serie: ne seguiranno altri due progressivamente peggiori di questo ma poi il ciclo si riprenderà e tornerà a sfornare buone storie.
Per certi versi la trama ricorda «Missione su Jaimec» di Eric Frank Russell: Dumarest si trova su Clovis ma, per portare un messaggio al fratello dell’amico che gli è appena morto tra le braccia, accetta di partire per Technos, una sorta di Russia comunista dove tutti sono controllati e solo lo studio viene premiato. L’amico infatti era originario del pianeta Loame, un mondo di contadini, che da qualche tempo è vassallo di Technos, che lo tiene in pugno con la minaccia di una certa pianta parassita che rende sterile il terreno su cui cresce: per evitare il flagello, ogni anno Loame deve mandare a Technos un tributo di mille giovani, che nel migliore dei casi diventano schiavi, nel peggiore vengono usati come donatori involontari di organi.
Su Technos Dumarest rimane invischiato come sempre in un complotto che alla fine di una trama abbastanza ingarbugliata porterà alla caduta del regime ed alla risoluzione di tutti i conflitti.
La parte su Technos, forse proprio perché sa delle classiche storie di spie, è la meno interessante dell’intero libro ed è molto prevedibile: Dumarest continua a passare di scena in scena e di minaccia in minaccia ma si tira fuori dai guai non tanto per capacità propria ma per lo più per circostanze favorevoli o l’aiuto di terzi. E questo contrasta col personaggio come lo conosciamo, che invece è un survivalista nato, uno che sa di poter contare solo su se stesso.
Nell’insieme la storia sa di svogliato, forzato, poco ispirato. Ed è anche poco attraente.

8 – Veruchia (1973)
Se il precedente era il primo libro deludente della serie, questo è il primo noioso: la storia non è abbastanza avvincente. O meglio, è piena di avvenimenti e svolte ma fatica a prendere il lettore.
Dumarest ha appena visitato il museo del pianeta Selend in cerca di indizi sulla terra quando viene aggredito e quasi ucciso con una punta avvelenata: finisce in coma e, al risveglio, si trova in ospedale. La degenza gli è costata quasi tutto il denaro che aveva con sé: inoltre deve pure abbandonare il pianeta, perché le autorità lo hanno giudicato pericoloso e quindi espulso. Tuttavia rifiuta il passaggio su un mercantile diretto chissà dove che gli aveva procurato la polizia – fiuta il pericolo – e fugge dall’ospedale per acquistare un biglietto in «bassa» su un’altra nave, che lo scarica sul pianeta Dradea: prima della fuga ha distrutto l’anello di Kalin, fissando a mente le formule che vi erano incise. Così da adesso i Ciclani saranno costretti a catturarlo vivo se vogliono tornare in possesso del segreto che era stato rubato loro.
A Dradea l’eroe guadagna denari e fama uccidendo una specie di struzzo assassino nell’arena: viene quindi assoldato dal padre della Veruchia del titolo, la pretendente meno accreditata al trono planetario, per proteggerla, ma tra i due scoppia l’amore di ordinanza. L’aspetto della ragazza è singolare: ha la pelle bianchissima tutta solcata da linee scure, come una ragnatela di tatuaggi, una piccola mutazione.
Quando il sovrano del pianeta muore senza lasciare eredi iniziano i problemi: Montarg, cugino di Veruchia e principale pretendente alla successione, riesce a mettersi tutti contro e così il consiglio incaricato di decidere sulla faccenda dà a Veruchia cento giorni per provare che è realmente discendente del primo sovrano del pianeta come sostiene. La prova si trova nella leggendaria astronave con cui sarebbero arrivati i primi coloni, che nessuno però sa dove sia, né tantomeno se esista. Dopo mille traversie, Dumarest localizza la nave: si trova nell’oceano, in bilico sul ciglio di un crepaccio senza fondo e in acque infestate di mostri marini giganteschi.
La ragazza scende comunque nello scafo, dove rimane intrappolata e data per morta: ma Dumarest riesce a sintetizzare i quindici elementi necessari per creare il «gemello d’affinità» e prendere il controllo di un calamaro gigantesco, col quale riporta il relitto dell’astronave in acque basse e salva Veruchia in extremis. Ma dato che non c’è altro modo che la morte di uno dei due gemelli per interrompere il legame così creato, mentre controlla ancora il calamaro Dumarest deve farsi uccidere e divorare da altri mostri marini per poter tornare nel proprio corpo: superfluo dire che trova l’esperienza così traumatica che in futuro ricorrerà al gemello d’affinità solo in casi eccezionali.
A questo punto si consuma la classica resa dei conti, della quale fanno le spese Montarg ed il cyber Surat: così Veruchia, che ha trovato le prove di cui aveva bisogno, diventa sovrana di Dradea mentre Dumarest, che non ha trovato le informazioni sulla terra che sperava di recuperare, accetta di fermarsi qualche tempo con lei.
Le scene sott’acqua, che occupano tre degli otto capitoli, sono ben descritte ma poco interessanti. C’è qualche buona idea ma nell’insieme non si ha l’impressione di leggere una space opera ambientata nel remotissimo futuro. C’è anche una sovrabbondanza di scene di baci.

9 – Mayenne (1973) – Prima edizione italiana: Il pianeta femmina (Andromeda, 1974)
Il peggior libro della serie: si fa fatica persino ad arrivare in fondo. Non sembra nemmeno una storia di Dumarest ma è così generica che potrebbe essere un romanzo a sé stante, con personaggi creati su misura.
La nave su cui Dumarest sta viaggiando fa naufragio in seguito ai danni provocati da una qualche creatura spaziale che uccide l’equipaggio e distrugge il motore. La nave è ingovernabile, persa nello spazio, senza alcuna possibilità di essere salvata: ma ad un certo punto viene intercettata da un pianeta intelligente, Tormyle, che la attira a sé per studiarne gli occupanti.
Così per il resto del libro Dumarest deve interagire prima di tutto con un pianeta intero, intelligente e dotato di poteri straordinari, come mutare forma e creare qualsiasi cosa dal nulla. Tormyle vuole anche capire gli umani per uscire dalla noia, e così continua a creare test e prove che provocano continue morti tra i superstiti: Dumarest però supera ogni esame e fa pure innamorare di sé il pianeta, che ad un certo punto gli si presenta in forma umana – quella di una giovane passeggera che Tormyle stesso aveva ucciso all’inizio per studiare l’anatomia umana – e non vuole lasciarlo partire.
È proprio per amore di Dumarest che Tormyle rivela al protagonista la vera identità di Mayenne – la donna che è legata a lui sin dall’inizio dell’avventura – e di un altro naufrago, entrambi agenti dei Ciclani: Dumarest uccide l’uomo e discute con Mayenne, che poi si suicida.
Infine il pianeta permette agli ultimi due superstiti di fuggire con l’astronave, che adesso ha ripreso a funzionare, ma trattiene Dumarest perché lo vuole con sé per sempre: ma l’eroe si mette a discutere anche con Tormyle per farla arrabbiare e riesce nell’intento. Così il pianeta lo trasferisce prima nello spazio e poi, forse per un ripensamento, nel mezzo del deserto su un pianeta sconosciuto, dov’è assistito ancora una volta dalla fortuna, perché muovendosi a caso trova una strada e sulla strada una macchina che gli viene incontro e lo soccorre.
Una storiaccia.

10 – Jondelle (1973)
La serie torna a decollare: questa storia è buona, non all’altezza dei primi volumi magari ma nell’insieme molto «dumarestiana».
Per una volta al centro della trama non c’è una donna alla quale Dumarest si lega sentimentalmente ma il salvataggio di un bambino, Jondelle appunto. E non ci sono nemmeno i Ciclani, sebbene vengano citati nelle ultime pagine in un modo che lascia intendere che ci siano sempre loro dietro tutte le macchinazioni del libro.
Sbarcato sul pianeta Ourelle, Dumarest fa affari con un mercante poco raccomandabile: poi salva un bambino e l’uomo che l’accompagna dall’aggressione di tre malintenzionati. Ferito e soccorso, viene portato alla loro fattoria, dove la moglie dell’uomo cura Dumarest: la donna, che si chiama Makgar ed è un medico, è la «madre» di Jondelle, nel senso che è stata lei a partorirlo. Ma in realtà il feto le era stato impiantato dopo la morte della vera madre del bambino, che era deceduta in seguito ad un incidente in cui era morto anche il padre: entrambi i genitori reali di Jondelle erano gli ultimi discendenti di un esperimento di bioscienza le cui modalità di svolgimento puzzano di incesto.
Una settimana dopo la guarigione di Dumarest la fattoria viene attaccata da un distaccamento di Melevgiani, una razza di pazzi furiosi che si vestono come pagliacci e si divertono ad uccidere e torturare e fare la prima cosa che passa loro per la testa: i mercenari uccidono tutti tranne l’eroe e Jondelle, che invece viene rapito e portato nella loro città.
Dumarest mette quindi in piedi un piccolo esercito per liberare il bambino: buona parte del libro descrive il loro avvicinamento a Melevgan ed i loro progressi in città, dove ovviamente la situazione precipita presto. Tuttavia Dumarest ed alcuni superstiti riescono a fuggire con Jondelle – che era stato rapito solo per riscatto – e tornano alla civiltà, dove l’eroe affida il bambino ai suoi nonni reali, che vivono su un altro pianeta e sono accorsi su Ourelle alla notizia del rapimento del nipote.
Jondelle si è affezionato a Dumarest e non vuole staccarsi da lui; e anche a Dumarest dispiace separarsi dal bambino: il nonno spiega quindi la ragione di questo inspiegabile affetto che tutti provano per il bambino. Jondelle infatti è il prodotto di un lunghissimo esperimento di bioingegneria che aveva per obiettivo la selezione di un tipo umano che facesse scattare inconsapevolmente un meccanismo di protezione nelle persone con cui interagisce.
Il nonno mostra la sua riconoscenza anche in altro modo: fornisce a Dumarest tutte le informazioni sulla terra che conosce, incluso il quadrante in cui dovrebbe trovarsi il pianeta.
Ancora niente Ciclani però.

11 – Zenya (1974)
Una storia che non è male ma che non sembra affatto una storia di Dumarest: come per Mayenne, dà invece l’idea di essere una storia scritta per altri personaggi e poi riadattata a Dumarest; ma a differenza di Mayenne questa almeno si lascia leggere.
Nel primo terzo la storia segue il canovaccio tipico: Dumarest sbarca su un pianeta (che qui si chiama Paiyar), viene subito coinvolto negli intrighi locali, fa innamorare di sé le donne più belle e così via. Poi però le cose cambiano: per togliersi dai guai Dumarest è costretto ad andare sul pianeta Chard per riportare indietro Salek, l’erede della potente famiglia in cui si è imbattuto; lo segue la Zenya del titolo, la nipote del capofamiglia, che deve verificare se l’eroe porta realmente a termine il compito affidato.
Per un equivoco, la parte progredita di Chard è in guerra con una razza di umani primitivi, gli Ayutha, che lavorano nelle piantagioni: i due terzi rimanenti del libro descrivono il modo in cui Dumarest riesce a mettere fine al conflitto. Gli Ayutha infatti sono accusati di uccidere e fare a pezzi gli abitanti dei villaggi periferici presso cui lavorano: ma Dumarest dimostra che in realtà sono le stesse vittime a uccidersi e mutilarsi a vicenda. La causa è una forma mutata di polline che causa illusioni e follia: questo polline viene liberato nell’aria dalle stesse piante che sono coltivate in maniera estensiva sul pianeta e rappresentano la fonte di ricchezza di Chard. In questo modo rappacifica il pianeta e trova anche il figlio del capofamiglia, che vive con gli Aytha e li ha riforniti di armi artigianali per aiutarli a difendersi contro gli attacchi dell’esercito regolare.
Dopo generose dosi di melodramma provocato dall’attivazione di comandi ipnotici che erano stati impiantati dal capofamiglia nelle menti di Dumarest e di un’altra donna, Lisa (poi uccisa da Zenya), la storia si conclude con la decisione di Salek di restare tra gli Ayutha: ma ha alcune informazioni sulla terra che aiutano Dumarest a restringere ulteriormente il campo delle sue ricerche.

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