Ad aprile, quando ho rispolverato questo blog dopo quasi un anno di abbandono, ho parlato del mio primo libro, «Niente palle: la terra è piatta», che è stato giudicato il migliore in italiano sull’argomento dichiarato nel titolo: ma in realtà ad aprile di quest’anno avevo già pubblicato altri due saggi, «Tutti gli inganni della Nasa» e «La Tartaria, o l’impero che non c’è».
Il primo riprende ed espande il capitolo dedicato appunto ai trucchetti da imbonitore a cui ricorrono la più grande agenzia spaziale del mondo – il cui budget annuale è superiore al pil di molte nazioni – e le sue consorelle per fingere l’esistenza di uno spazio che non esiste.
Il secondo parla invece di quell’impero progredito, la Tartaria appunto, che si ritiene sia esistito sino ad alcuni secoli fa, probabilmente a cavallo tra il diciottesimo ed il diciannovesimo secolo, prima di essere spazzato via da quella catastrofe conosciuta come «alluvione di fango» o «mudflood» in inglese, della quale abbiamo le prove in tutto il mondo, Italietta compresa.
Ma la notizia di oggi è che proprio in questi giorni ho pubblicato anche un quarto libro, «L’uomo nuovo del nuovo mondo», il mio primo romanzo, ispirato dalla dolorosa esperienza di cui, mio malgrado, sono stato protagonista nell’ultimo anno, e che mi ha tenuto lontano da Libri Pulp per tutto questo tempo.
Si tratta di un romanzo di science fantasy scritto sulla scia delle grandi opere pulp che hanno formato la planetary romance come genere, e che come noto adoro, a cominciare dal ciclo di Barsoom di Burroughs per giungere sino a Lin Carter col suo Jandar of Callisto, o Thanator se si preferisce, passando attraverso i vari Almuric di Howard, Andor di Offutt, Llarn di Gardner Fox, Scorpio di Kenneth Bulmer/Alan Burt Akers (beh, magari quest’ultimo un po’ meno dei precedenti) e altri ancora, dei quali tutti un giorno parlerò su questo blog.
Al di là dei suoi meriti o demeriti, scrivere questo libro ha avuto una funzione liberatoria per me che mi trovavo a lottare con una delle peggiori esperienze che l’uomo possa sperimentare: ma di questo do conto nella postfazione del libro.
Un giorno probabilmente parlerò in maniera più approfondita di questo romanzo: per il momento però mi godo la sua pubblicazione, e soprattutto la fine di un incubo.
