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Jack Vance – Il popolo di Durdane (Durdane 2)

Jack Vance è un autore da opere singole, non da serie o trilogie: ed infatti già al secondo volume il ciclo di Durdane perde ogni attrattiva. Perché «Il popolo di Durdane» (The Brave Free Men, 1972) è un libro pieno di niente, un riempitivo riempito con tutto il fascino della burocrazia e l’attrattiva di una riforma amministrativa, per giunta tirati per le lunghe e tenuti assieme da un protagonista – il classico punto debole di Vance – che diventa ad ogni pagina sempre meno tollerabile.

Tutte le delizie della burocrazia
Pubblicato in due puntate sul Magazine of Fantasy and Science Fiction nel luglio ed agosto 1972 – la stessa rivista su cui l’anno prima era uscito il primo libro della serie – e poi da allora ristampato innumerevoli volte in volume, «Il popolo di Durdane» inizia nel punto in cui il precedente episodio si era interrotto: quindi con le conseguenze del garbato colpo di stato di Gastel Etzwane, il protagonista, che dopo aver deposto l’incapace Anome ne ha furtivamente preso il posto come facente funzioni e, quindi, padrone di fatto di tutto lo Shant.
Rispetto al precedente «Mondo di Durdane», questo capitolo intermedio della serie perde di vista la trama per dilungarsi in una serie di dettagli trascurabili come una riforma amministrativa, la creazione di una nuova forma di governo, i problemi legati all’arruolamento, i dilemmi della logistica e altre questioncelle di pari attrattiva: ci sono anche alcune battaglie descritte in modo sbrigativo – altro fatto sorprendente per Vance, che solitamente rifugge la violenza organizzata – ma pure loro come le ampie digressioni sugli altri fatti marginali suonano fuori posto. Non è questo infatti che ci si aspetta da un libro di Vance; ma questo è tutto ciò che si riceve da questo libro di Vance.
Il titolo inglese fa riferimento all’improvvisa decisione del protagonista di eliminare l’uso del torc come carota per motivare le svogliate milizie cantonali e spingerle a battersi con ardore contro i Rogushkoi, sempre più numerosi, violenti e pericolosi per il disorganizzato Shant, che fino al colpo di stato di Etzwane non possedeva nemmeno un esercito permanente: e, chi lo avrebbe mai detto, l’improvvisa libertà dal giogo del collare esplosivo ottiene il risultato desiderato e trasforma gli incapaci shantiani in un esercito di uomini liberi e ardimentosi, che nonostante armi e tattiche primitive liberano la confederazione dai barbari invasori.

La svolta fantascientifica
Ancor più del volume precedente, anche questo secondo episodio stride col campionario abituale di Vance, perché o mancano i suoi temi consueti o sono molto diluiti, sostituiti da autentiche sorprese: si è già detto dell’inclusione di alcune battaglie e, nel commento al precedente «Mondo di Durdane», si è esaminata anche l’incursione della politica e dei suoi abusi da mondo reale, che già rappresentano una bella deviazione dal tono solitamente ottimista e scanzonato delle altre storie vanciane. Ma questi non sono gli unici elementi insoliti della serie di Durdane, perché verso la fine del volume ne compaiono altri: ad esempio, l’invasione aliena dello Shant da parte di una specie parassita ragniforme che prende dimora nel corpo umano e controlla l’individuo, causandone la morte cerebrale.
Questo è un autentico colpo di scena nelle opere di Vance, che raramente sono così sbilanciate sull’aspetto fantascientifico e tantomeno integrano temi tipici della (vecchia) fantascienza come, appunto, un’invasione aliena ed invece preferiscono tenersi in equilibrio tra fantascienza e fantasy: per prevenire ogni osservazione, «I signori dei draghi» rappresenta un’eccezione di un altro genere ancora perché lì il conflitto tra umani e rettiloidi non solo costituisce lo spunto del racconto ma sin da subito è anche la base su cui si regge il paradosso delle truppe geneticamente modificate con cui questa guerra viene combattuta. In altre parole, conflitto e invasione sono il racconto.
Vista la deviazione fantascientifica, l’arretratezza tecnologica dello Shant (e di tutta Durdane, per quello che è dato di vedere con lo sconfinamento finale a Palasedra e poi, nel prossimo volume, anche nel continente di Caraz), un tratto caratteristico delle ambientazioni di Vance, è un anacronismo difficile da accettare: il pianeta è stato colonizzato da almeno novemila anni da una civiltà terrestre che, per forza di cose, già all’epoca doveva essere più avanzata di quella attuale, la nostra, eppure da allora lo Shant è arretrato ad uno stadio primitivo. Non conosce la radio, se non pochi apparecchi ad uso esclusivo dell’Anome, né mezzi di trasporto terrestre o aereo più progrediti di carretti trainati dal bestiame, alianti di vimini e dirigibili mossi dal vento lungo un intrico di binari ai quali sono fissati mediante funi: e nonostante molte guerre – tutte perse – con i vicini del sud, oggi non solo non dispone di un esercito permanente ma non possiede nemmeno armi più evolute di spade e lance. Ed i suoi scienziati, che ignorano del tutto la polvere da sparo, hanno difficoltà persino ad inventarle. Come ambientazione e cornice non pare troppo verosimile.
Così nell’insieme «Il popolo di Durdane» è davvero un brutto libro, faticoso da leggere, che serve solo da cerniera tra il primo e l’ultimo volume della serie, che purtroppo non è migliore.

Il potere dà alla testa
Preso dunque il potere e divenuto di fatto l’Anome, Gastel Etzwane si monta subito la testa e inizia a dare ordini a destra e a manca, sempre sotto la minaccia di far esplodere la testa al malcapitato che non dovesse obbedire: la guerra con i Rogushkoi, i saccheggiatori barbari che tutti credono provenire dalla vicina Palasedra, storico nemico dello Shant, è diventata infatti la sua ossessione. Così, proprio nel momento di crisi e di vacanza del potere esecutivo, intraprende un lungo viaggio attraverso la confederazione, per verificare di persona se gli ordini dell’Anome – ossia i suoi – vengono eseguiti: ma si è anche messo in mente di liberare dai campi di lavoro un certo Jerd Finnerack, uno schiavo a contratto che lo stesso protagonista, quando era ancora un giovanissimo senza torc, aveva messo in guai peggiori di quelli in cui lo sventurato già si trovava.
Per ragioni chiare solo a lui, Etzwane è fermamente deciso non solo a liberare quest’uomo, che aveva incontrato una decina di anni prima per nemmeno mezza giornata, ma addirittura a prenderlo con sé come braccio destro e a investirlo subito di fiducia e responsabilità illimitate: ma nonostante la rabbia ed il brutto carattere, Finnerack si mostra all’altezza del compito, almeno fino alla sua involontaria caduta.
Nel frattempo il vero Anome, prigioniero in casa propria per ordine di Etzwane, si è suicidato: lui stesso, si scoprirà, era stato contagiato dalla stessa forma di vita che ha condotto Finnerack alla morte.
Ma ormai i Rogushkoi sono diventati inarrestabili e mettono a ferro e fuoco buona parte dello Shant, mentre le milizie non fanno altro che adottare «strategie flessibili», ossia continuano a ripiegare. La ragione di queste continue disfatte, sentenzia Etzwane, è lo scarso morale: nessuno è motivato a combattere e rischiare la vita, perché nessuno si sente davvero libero.
Infatti, a differenza dei grandi uomini del passato, che assieme alla vita mettevano continuamente in gioco se stessi e la propria libertà, alle generazioni moderne viene insegnato a fare solo quello che ci si aspetta da loro e niente più, perché tutto è regolamentato: ed il torc è proprio lì a testimoniarlo. Un bell’esempio che sembra essere stato modellato su misura per i tempi che viviamo: la nostra «libertà» infatti esiste solo a parole, perché di fatto la sua maggioranza della popolazione viene programmata a pensare, comportarsi ed agire secondo certi schemi decisi da tv, media di ogni tipo e social network.
Etzwane decide quindi di liberare dal giogo del collare esplosivo tutti coloro che si arruolano nei Liberi Arditi, il nuovo esercito, e in un prossimo futuro anche tutti gli abitanti dello Shant, circa trenta milioni di persone: così, venuta meno la minaccia del torc, si rende necessaria anche una nuova forma di potere e, abbandonata l’idea di assegnare l’incarico al proprio padre Dystar o ad un certo Mialambre: Octagon, un giudice di cui ammira l’integrità, Etwane delibera che il nuovo governo debba essere affidato a due camere, di cui il libro fornisce pure la composizione, nel caso in cui la storia non fosse ancora riuscita ad annoiare a sufficienza il lettore.

Una nuova minaccia
Sconfitti finalmente i Rogushkoi grazie non solo al ritrovato coraggio dei Liberi Arditi ma anche ai progressi della tecnica e all’invenzione degli alianti da combattimento, la situazione rischia tuttavia di precipitare nuovamente, perché per inseguire i barbari in rotta verso sud i piloti degli alianti sconfinano nel territorio di Palasedra – che nei novemila anni di storia planetaria le ha sempre suonate allo Shant – e attaccano battaglia con i loro alianti, perché è convinzione comune che i Rogushkoi siano creature dei palasedrani. Tra i due popoli infatti non solo scorre da sempre cattivo sangue ma per di più Palasedra è nota anche per manipolare le forme umane e creare ibridi funzionali ai compiti assegnati loro, come appunto sembrano essere gli ex invasori.
Per far cessare le ostilità, Etzwane parte in missione diplomatica e rimette tutto a posto: non solo riceve ogni rassicurazione che i Rogushkoi non sono creature di Palasedra ma assiste anche alla battaglia decisiva con cui le forze palasedrane sterminano i barbari dopo averli chiusi in una valle. Ma un centinaio di Rogushkoi riescono a fuggire a bordo di un disco volante di cui nessuno sospettava l’esistenza: a questo punto non c’è più dubbio che siano di provenienza extraplanetaria.
A togliere ogni dubbio interviene Ifness, l’antropologo terrestre che già aveva aiutato Etzwane nel suo colpo di stato, provvidenzialmente riapparso in scena poche pagine prima: guida infatti i tecnici palasedrani nell’autopsia dei Rogushkoi, all’interno dei quali rinvengono dei parassiti simili a ragni, gli asutra, una razza aliena intelligente che proviene dal centro della galassia e si sta preparando ad invadere Durdane e, poi, lo spazio occupato dal resto dell’umanità. Questi alieni controllano i corpi degli umanoidi in cui si celano: tra le loro vittime si contano anche l’ex Anome suicida (ecco la ragione per cui si rifiutava di intervenire) e lo stesso Finnerack; anche Etwane stava per subire il medesimo trattamento ma a sua insaputa c’era Ifness a vigilare su di lui.
Così Etzwane torna a casa per preparare una nuova guerra, come suggerisce il titolo del terzo volume: «Asutra». Ma se non fosse per la necessità di finire la serie sarebbe molto meglio evitarne la lettura: perché non solo è una cattiva storia ma non c’entra nemmeno molto con quello che si è visto sinora.

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