Da alcuni anni lo Spiel des Jahres, il premio germanico per il miglior gioco dell’anno, è cambiato profondamente. Complice la concomitante istituzione del Kennerspiel des Jahres, rivolto ai titoli un po’ più impegnati, la giuria ha iniziato a gratificare i giochi più semplici, adatti alle famiglie: proprio la categoria in cui rientra anche Camel Up, uno dei giochi più leggeri che abbiano mai ricevuto l’ambito ricoscimento.
Tanto leggero da non essere affatto dissimile da un filler.
Cammelli, corse e scommesse
Come si intuisce dal titolo, l’ambientazione di Camel Up ruota attorno ai cammelli: cammelli da gara, per essere precisi, impegnati nella «corsa più pazza di tutti i tempi», come recita il manuale. I giocatori (da due ad otto) devono fare scommesse sui cinque ruminanti in competizione, rappresentati da altrettante pedine di diverso colore, e cercare di guadagnare quanto più denaro possibile dai loro azzardi.
Come in ogni gioco di scuola germanica che si rispetti, infatti, anche in Camel Up risulta vincitore chi a fine partita ha raccolto il maggior numero di punti, qui rappresentati dalle lire egiziane: il gioco termina non appena il primo cammello taglia la linea del traguardo, dopo una galoppata di ben sedici caselle.
La grande piramide dei dadi
Tutti i materiali del gioco sono di cartoncino o cartone tranne i cinque cammelli ed i rispettivi dadi (che invece sono di legno) e non differiscono per qualità dai materiali dei giochi più noti: l’unico componente che merita una descrizione più approfondita è la grande piramide dei dadi, il pezzo più singolare – oltre che il più allitterante – di Camel Up.
Una volta montata, il primo pensiero va alla sua effettiva utilità: non si può infatti fare a meno di pensare che gli autori di giochi germanici hanno un tale terrore dei dadi che, quando decidono di farne uso, si inventano ogni modo possibile per non doverli nemmeno toccare. Nella suddetta piramide vanno infatti infilati i cinque dadi colorati (le cui facce sono numerate dall’uno al tre: ogni cifra è ripetuta due volte): quando è necessario tirare un dado, il giocatore afferra la piramide, la scuote, la appoggia a testa in giù sul tavolo e ne fa uscire un dado, il cui colore determina quale cammello si muove e la faccia esposta di quante caselle sulla plancia.
In questo modo la casualità è garantita, e senza nemmeno doversi sporcare le mani.
Una sala corse quasi vera
La partita dura cinque/sei tappe: ogni tappa termina quando il quinto dado viene estratto dalla piramide. La partita invece termina quando un cammello taglia il traguardo, dopo aver compiuto in intero giro della plancia o, se si preferisce, della piramide dei dadi.
Fino a quel momento i giocatori possono scegliere, a turno, una di quattro possibili azioni, finché disponibili: scommettere sul vincitore di tappa (ma i posti sono limitati e pagano sempre meno); scommettere sul vincitore della corsa, ossia sul cammello che taglierà per primo il traguardo; estrarre un dado dalla piramide per muovere una pedina; usare il segnalino oasi/miraggio per tentare di muovere avanti o indietro le pedine che dovessero terminare il movimento su una determinata casella. A dire il vero, ci sarebbe anche una quinta azione: riprendere in mano quest’ultimo segnalino; ma non lo fa mai nessuno perché in definitiva è un turno buttato.
Ogni azione dà una ricompensa in denaro: quelle più remunerative però possono anche esigere una penale, come nel caso in cui si sia sbagliato a scommettere sul vincitore o perdente finale. Anche i cartoncini per il vincitore di tappa, che danno nell’ordine cinque/tre/due monete a chi se li è aggiudicati (ed una sola se il cammello su cui si è puntato arriva secondo), esigono il pagamento di una moneta qualora la relativa pedina arrivi terza o più indietro.
Proprio per aumentare l’imprevedibilità delle scommesse e rendere possibili rimonte altrimenti impossibili, il gioco include una regola assai particolare per il movimento dei cammelli: ogni volta che una pedina deve fermarsi in una casella già occupata, l’ultima arrivata viene collocata sopra quelle già presenti; in modo simile, se un corsiero deve retrocedere di una casella a causa del segnalino miraggio, la sua pedina viene messa sotto tutte le altre già presenti in quello spazio.
Così, ogni volta che un cammello si muove, porta con sé tutte le pedine che si trovano sulle sue spalle ma lascia sul posto quelle che stanno sotto di lui.
Un gioco per famiglie
Nell’insieme Camel Up è poco più di un filler ipertrofico con un solo grande problema: la posizione che si occupa attorno al tavolo può essere decisiva. Se infatti si siede subito dopo un giocatore che è solito estrarre un dado dalla piramide si ha un vantaggio enorme rispetto agli altri giocatori, perché solitamente ciò permette di prendere per primi decisioni che già escludono almeno un quinto delle possibilità.
Superato questo ostacolo però, il gioco risulta assai divertente: per tutta la partita domina la confusione, al punto che fare scommesse può essere davvero un azzardo. Tuttavia è pur sempre un gioco di scuola germanica, quindi lascia poco spazio alla casualità purissima: con un po’ di ragionamento è infatti possibile limitare le scommesse più azzardate senza però mai eliminare del tutto il rischio.
Data la sua semplicità e la grande interazione, Camel Up è adatto od ogni tipo di giocatore, famiglie e non abituali inclusi.